Zollino, piccolo scrigno del Salento griko, è un paese che non si lascia scoprire di fretta. Non basta attraversarlo: bisogna entrarci piano, camminare tra i vicoli assolati, ascoltare il suono delle campane e il mormorio antico del vento che accarezza le pietre. È un luogo da vivere con il passo lento di chi sa ascoltare le voci del tempo.
Conosciuto come il paese della “Festa de lu Focu”, Zollino accende ogni gennaio il suo cuore di fiamma e di tradizione. Il grande falò che brucia nella piazza principale è un rito di purificazione e rinascita, un abbraccio collettivo, un atto d’amore verso la propria identità. Intorno al fuoco, la comunità si ritrova, canta in griko, gusta le pittule, custodendo un patrimonio culturale che unisce la lingua, la fede e il sapore della terra.
Il centro storico conserva la sua anima contadina. Le case a corte, con i portali scolpiti nella calda pietra leccese, raccontano secoli di vita quotidiana, di solidarietà e di silenziose fatiche. Ogni arco e ogni finestra è un frammento di storia.
Nel cuore del paese sorge la Chiesa Madre di San Lorenzo Martire, armonioso esempio di barocco sobrio e raffinato. All’interno, tra altari intagliati e profumo d’incenso, riposano tele seicentesche di scuola napoletana e statue lignee che testimoniano la profonda religiosità del popolo zollinese. Poco distante, la Cappella di Sant’Anna, eretta nel XVIII secolo, incanta per la sua semplicità contadina e per il senso di raccoglimento che vi si respira, come un piccolo scrigno di devozione popolare.
Uscendo dal centro abitato, Zollino si apre in una campagna silenziosa e luminosa, dove l’argento degli ulivi si confonde con l’azzurro del cielo.
Tra muretti a secco, fichi d’India e filari di viti, emergono i segni di un passato remoto: il Dolmen Cranzari e il Menhir della Stazione. Sono presenze antiche, monumenti megalitici che parlano il linguaggio misterioso delle origini. Pietre sacre, testimoni di un tempo in cui l’uomo dialogava direttamente con la terra e con il cielo.
Nei campi si incontrano ancora i pagliari, le costruzioni in pietra a secco che un tempo servivano da rifugio ai contadini. Sembrano piccole ‘cattedrali’ agresti, scolpite con mani pazienti e sapienza millenaria.

Passeggiando tra di essi, si percepisce che a Zollino perfino l’aria ha memoria: una memoria fatta di profumi di timo e di legna bruciata, di voci in griko che ancora risuonano nei cortili, di gesti tramandati come preghiere.
Zollino non è un semplice paese: è tra le sedi più riconoscibili dell’antico spirito del Salento. È una terra che invita al rispetto, alla contemplazione, alla riscoperta dell’essenziale.
Ogni pietra racconta la stessa verità: la bellezza qui vive nel silenzio, nella luce del tramonto che si posa sulle mura, nel canto lontano di una lingua che resiste.
(Foto di copertina Gazzetta del Mezzogiorno)

















