Eccoci a Scorrano, nel cuore del Salento più interno. Per gran parte dell’anno è un paese tranquillo, lontano dalle spiagge e dalle immagini che solitamente raccontano questa parte di Puglia. Poi arrivano i primissimi di luglio e qualcosa comincia a muoversi.
La festa di Santa Domenica si avvicina settimane prima del suo inizio. Operai al lavoro, strutture che crescono lungo le strade, la piazza che si prepara ad accogliere migliaia di persone. Il paese si trasforma lentamente, quasi giorno dopo giorno, fino al momento in cui le luci vengono accese.
Le prime luci si accendono quasi in silenzio. Un arco, poi un altro. Le facciate iniziano a pulsare di colori, le strade diventano corridoi luminosi. In pochi minuti Scorrano smette di essere un paese del Salento interno e diventa un enorme spazio rituale attraversato da migliaia di persone.
La festa di Santa Domenica viene raccontata spesso come “la festa delle luminarie”. Ma basta passarci una sera per capire che le luminarie sono solo la superficie. Sotto c’è altro: devozione, competizione estetica, memoria collettiva, orgoglio locale. La luce qui non serve soltanto a decorare. Serve a rendere visibile una comunità.
La tradizione popolare racconta che all’inizio del Seicento, durante una grave epidemia di peste, Santa Domenica avrebbe protetto il paese. La santa, venerata a Scorrano ma originaria di Tropea in Calabria, sarebbe apparsa promettendo la fine dell’epidemia. Come segno di gratitudine gli abitanti accesero lampade a olio davanti alle case. Da quel gesto sarebbe nata la tradizione delle luci che ancora oggi definisce l’identità del paese. Tra storia documentata, devozione e racconto popolare è difficile stabilire dove finisca la leggenda e dove inizi la realtà. Ma nel Sud certe narrazioni continuano a vivere perché vengono continuamente rimesse in scena. E in luce.
È esattamente quello che succede a Scorrano.
Sopra le teste si alzano strutture luminose gigantesche, quasi irreali. Le bande musicali coprono per un momento il brusio della folla. I bambini guardano in alto senza parlare. Gli adulti discutono su quale installazione sia “la più bella”, come se ogni anno il paese dovesse ridefinire il proprio livello di meraviglia.
Negli ultimi anni la notorietà di Scorrano è diventata internazionale. Le grandi architetture di luce hanno contribuito a rendere il paese una sorta di capitale simbolica delle luminarie. Alcune installazioni hanno reinterpretato monumenti celebri come la Torre Eiffel, trasformando la tradizione religiosa in un linguaggio spettacolare riconoscibile ben oltre il Salento.

Nonostante la crescente notorietà, la festa conserva un forte senso di appartenenza. Molti tornano apposta dai paesi del Nord o dall’estero per esserci. Basta osservare le targhe parcheggiate lungo le strade: Svizzera, Germania, Belgio. Sono spesso quelle degli emigrati scorranesi e dei loro figli e nipoti. Un ritorno che continua ancora oggi e che per qualche giorno ricompone una comunità dispersa.
Anche le luminarie raccontano molto del Salento contemporaneo. Nate come artigianato religioso, oggi sono diventate tecnologia, design urbano e spettacolo internazionale. Le ditte salentine lavorano ovunque: dalle feste patronali del Sud agli eventi all’estero. Eppure il centro simbolico resta qui, in queste strade strette dove tutto è cominciato.
Il momento più forte arriva spesso tardi, quando la folla rallenta e le luci continuano a lampeggiare sopra il paese. A quel punto si capisce che Santa Domenica è insieme festa religiosa, rito collettivo e grande appuntamento estivo. È un modo di occupare lo spazio, di stare insieme e di riconoscersi.
Per qualche notte, a Scorrano, la luce diventa linguaggio pubblico.
(Immagine dal web)
















