Le masse boschive di Viggianello, estremo e profondo potentino, pieno Pollino, trattengono suoni e vento, come se custodissero una memoria che non si lascia facilmente interrogare.
Anche qui i riti arborei, come ad Accettura (Matera) o ad Alessandria del Carretto (Cosenza). Nei giorni che precedono le celebrazioni dedicate a Sant’Antonio da Padova -ricorrenza centrale per la comunità – il paese entra in uno stato di preparazione silenziosa. Non esiste un programma scritto, né una scansione dichiarata: il rito si annuncia attraverso gesti antichi.
Le donne raccolgono erbe spontanee lungo i margini dei sentieri e nei campi abbandonati: finocchietto selvatico, rami giovani di faggio. Ogni pianta ha una funzione, ma questa funzione raramente viene spiegata. È incorporata, appunto, nei gesti, nella scelta dei momenti, nella qualità dell’attenzione. I fasci vengono intrecciati con cura e lasciati asciugare all’ombra, poi appesi sopra porte e finestre.
Gli uomini, intanto, si muovono in modo meno visibile ma non meno significativo: sistemano percorsi, verificano appoggi, controllano le strutture che serviranno durante le processioni. È un sapere operativo, concreto, che si trasmette per affiancamento più che per insegnamento, di generazione in generazione.

Le processioni -se così si possono chiamare- rappresentano il momento in cui ciò che era diffuso si concentra. Le statue dei santi escono dalle chiese con una lentezza calibrata. I canti, pure, oscillano, si ripetono, costruiscono una trama sonora sinuosa. È una vibrazione collettiva, quasi ipnotica.
I portatori avanzano con un’andatura irregolare, spesso scalzi o con scarpe consumate.
In questi luoghi, inoltre, il sacro è del tutto naturale: si prega ma si ascolta anche. Il vento tra le foglie e l’acqua che scorre diventano parte integrante dell’atto rituale.
La notte di passaggio -“la notte forte” cosiddetta- rappresenta il momento di massima densità simbolica. Piccoli fuochi vengono accesi ai margini del paese e lungo i terrazzamenti. Non sono falò spettacolari ma fiamme contenute, custodite con attenzione.
A Viggianello, in questi particolari giorni, la religione non è un sistema separato dalla vita quotidiana. È intrecciata con la terra, con i cicli naturali, con le pratiche ordinarie. I riti sono rappresentazioni e sono continuità. Non servono a ricordare, ma a mantenere aperto un dialogo: tra chi vive, chi ha vissuto e ciò che continua a muoversi, invisibile, tra gli alberi del Pollino.
















