Con Rimmel, Francesco De Gregori al suo quarto album compie la sua metamorfosi definitiva in senso artistico.
L’album non è solo musica e questo già basterebbe, ma è una raccolta di toccanti poesie. Con questo lavoro, il cantautore romano abbandona quasi del tutto l’impegno esplicitamente politico per addentrarsi nei sentimenti dell’amore ferito e della disillusione.
La traccia che da il titolo all’album, è un manifesto: l’amore è un trucco, un Rimmel destinato a svanire, lasciando dietro di sé solo pezzi di ricordi ( “ e qualcosa rimane fra le pagine chiare e le pagine scure”) Immagini di un addio e della fine di un amore.
Buonanotte fiorellino brano profondamente italiano ma con rimandi a Bob Dylan raggiunge vette di grande tenerezza. Pezzi di vetro rivela una grande maturità poetica.
Non possono mancare incursioni nel sociale sebbene mascherate: Pablo ( scritta con Lucio Dalla ) è la commovente storia di emigrazione e di morte di un lavoratore ( Pablo è vivo ) Il Signor Hood dedicata a Marco Pannella leader dei Radicali. E poi la jezzata Piano bar, ritratto malinconico di un artista che ha accettato tutti i compromessi.
Rimmel non è solo l’album più venduto del 1975, è un classico che à avuto la forza di ridefinire il cantautorato italiano offrendo all’ascoltatore uno specchio in cui riflettere le proprie “pagine scure“.
Cinquanta anni e non sentirli?
(Rubrica a cura di Gigi Antonucci)















