di Gigi Antonucci
Seconda parte del nostro viaggio nella colonna sonora rock dell’estate 2026. Dopo la partenza e i primi chilometri raccontati nella prima puntata, la strada raggiunge finalmente il mare.
La strada finisce, l’orizzonte si spalanca e l’aria si riempie di sale. In questa fase il rock si fa fluido, solare e talvolta monumentale, celebrando la maestosità e la spensieratezza del mare.
The Beach Boys – Sloop John B (1966)
Nessuno ha saputo fondere il concetto di mare e viaggio come i Beach Boys dell’album Pet Sounds. Questa rielaborazione di un canto tradizionale, unisce arrangiamenti orchestrali complessi a una melodia pop-rock celestiale. Racconta letteralmente di un viaggio in barca a Nassau, catturando la dicotomia perfetta dell’estate: la bellezza accecante del viaggio marino unita a quella sottile, romantica nostalgia che stringe il cuore sotto il sole.
Jimi Hendrix – 1983… (A Merman I Should Turn to Be) (1968)
Perché il mare non è solo superficie, è anche abisso psichedelico. In questa suite visionaria di oltre tredici minuti, Hendrix usa la sua chitarra e l’effetto Uni-Vibe per simulare i suoni sottomarini, i flussi delle correnti e il canto delle balene. Il protagonista decide di abbandonare la terraferma devastata dalla guerra per ritirarsi negli abissi oceanici. Un’esperienza d’ascolto immersiva, ideale per le ore di picco in cui ci si rifugia nell’ombra terapeutica.
The Beatles – Octopus’s Garden (1969)
La leggerezza e l’allegria pura di cui ogni estate ha disperatamente bisogno. Scritta da Ringo Starr durante una vacanza in Sardegna su uno yacht, la canzone è un gioiello pop-rock impreziosito dai cori spumeggianti di Lennon e McCartney e dagli iconici fraseggi di chitarra di George Harrison, passati attraverso un amplificatore Leslie per ottenere un effetto acquatico. È il manifesto del relax marino senza pensieri.
Led Zeppelin – The Ocean (1973)
Un riff granitico in tempo composto introduce una traccia solare e potente. Sebbene il titolo fosse originariamente una metafora per il mare di fan che la band vedeva dal palco, la dinamica della canzone possiede la stessa forza travolgente delle onde oceaniche. Il groove devastante di John Bonham e il finale rock’n’roll a cappella trasmettono una scarica di adrenalina pura, perfetta per scuotere la torpidezza del primo pomeriggio in spiaggia.
















