Rubrica a cura di Gigi Antonucci
Concerto Grosso per i New Trolls (1971), è l’album che ferma l’istante esatto in cui il progressive rock italiano ha smesso di guardare all’estero per trovare una propria voce colta, barocca e graffiante. Nato dalla collaborazione con il compositore Luis Bacalov, il disco fonde la struttura formale della musica settecentesca con l’irruenza elettrica della band genovese.
L’opera si apre con la celebre “Tempo: Allegro”. Qui, il dialogo tra l’orchestra e il flauto di Vittorio De Scalzi stabilisce immediatamente le coordinate del progetto. Il tema è fulmineo, nobile, ma venato di una tensione rock che esplode nella sezione centrale. È un esercizio di stile impeccabile che funge da ouverture perfetta.
Il cuore pulsante dell’opera è però l’“Adagio (Shadows)“. Forse il brano più iconico del progressive italiano, si poggia su un giro di basso ipnotico e un tappeto di archi malinconici. La voce di Nico Di Palo raggiunge vette celestiali, citando l’Amleto di Shakespeare (“To die, to sleep, maybe to dream” “ Morire…dormire…forse sognare” ) con un’intensità emotiva che ancora oggi toglie il fiato. L’assolo di chitarra finale, distorto e sporco, lacera la compostezza orchestrale in un contrasto magnifico.
“Cadenza – Andante con moto” funge da ponte tecnico, mettendo in mostra il virtuosismo dei singoli componenti prima di sfociare in “Shadows (omaggio a Jimi Hendrix)”, una ripresa del tema dell’Adagio che si trasforma in una cavalcata decisamente più rock, dove la batteria di Gianni Belleno detta ritmi serrati e nervosi.
La seconda facciata dell’album, “Nella sala vuota”, è una suite improvvisativa di oltre 13 minuti. Se i primi brani erano esercizi di fusione, qui i New Trolls rivendicano la loro anima rock-blues. L’assolo di batteria e i virtuosismi all’organo Hammond portano l’ascoltatore in territori vicini ai Deep Purple, dimostrando che la band sapeva gestire la complessità sinfonica senza mai perdere la propria “fame” da palco.
La forza di questo concerto risiede nell’equilibrio: Bacalov non ha usato il rock come un abbellimento, e i New Trolls non hanno usato l’orchestra come un vezzo intellettuale. I due mondi si scontrano e si fondono organicamente.
Concerto Grosso rimane la testimonianza di un’epoca in cui la musica italiana non aveva paura di essere ambiziosa, sperimentando una forma di “terza via” tra il conservatorio e il festival pop, definendo uno standard che avrebbe influenzato intere generazioni di musicisti.
















