a cura di Gigi Antonucci
Compie 50 anni La torre di Babele di Edoardo Bennato che con questo disco diventa il primo vero rocker italiano capace di riempire gli stadi. È un disco di rottura, un concept album * fluido e sferzante che utilizza la metafora biblica per demolire le ipocrisie del potere, dell’industria culturale e del conformismo sociale.
Il brano d’apertura, che dà il titolo all’album, è un manifesto sociologico. Bennato descrive l’umanità impegnata in una corsa frenetica verso un progresso che non comprende, costruendo una torre destinata al crollo perché priva di fondamenta etiche.
Musicalmente, il disco è una miscela esplosiva: il rock’n’roll di matrice americana che si fonde con la tradizione partenopea, l’armonica a bocca e il kazoo*, creando quel suono “fatto in casa” ma potentissimo che diventerà il suo marchio di fabbrica.
“Venderò” è un brano manifesto, intriso di amara ironia e critica sociale. Con un ritmo incalzante e la sua inconfondibile armonica, l’artista mette a nudo l’alienazione dell’uomo moderno e la mercificazione dei sentimenti. Un pezzo rock senza tempo, schietto e graffiante.
“Cantautore“ rappresenta Il vertice dell’ironia bennatiana. Qui Edoardo sbeffeggia i suoi colleghi impegnati che di fatto riducono la figura dell’intellettuale a un prodotto di consumo o a un narcisista autoreferenziale.
“Quante brave persone“ è Una satira pungente sulla borghesia perbenista che, dietro la facciata della rispettabilità, nasconde un vuoto pneumatico di valori.
In questo lavoro, Bennato è un “one-man band” nell’anima, anche quando accompagnato da una band solida. La sua voce è graffiante, sguaiata quanto basta per risultare autentica e lontana dai canoni del bel canto italiano. Non c’è traccia di retorica politica spicciola; la sua critica è antropologica.
“La torre di Babele” è il disco della consapevolezza: Bennato capisce che per parlare alle masse deve usare il loro linguaggio (il rock, il ritmo, l’ironia) per poi colpirle con testi che non lasciano scampo. È l’anello di congiunzione tra l’ingenuità degli esordi e la perfezione pop-rock di Burattino senza fili pubblicato l’anno seguente. Un album che, a cinquant’anni dalla sua uscita, mantiene una freschezza sonora e una lucidità tematica impressionanti, ricordandoci che la nostra torre sta ancora oscillando pericolosamente.
*Concept album: è un disco in cui le singole tracce non sono canzoni isolate, ma sono legate tra loro da un filo conduttore unico.
*Kazoo: è un membranofono. Funziona grazie a una sottile membrana (spesso di carta oleata o plastica) che vibra quando ci canti o parli dentro.

















