Sta facendo discutere l’ultima comunicazione pubblicata sulla pagina Facebook “La Polizia Locale di Bitonto Informa” alle 12.56 di ieri, su un intervento per soccorrere un individuo in stato confusionale. Ad intervenire, la sezione locale di Sinistra Italiana – Avs.
Così recita la nota pubblicata sul social network dalla Polizia Locale: «Una pattuglia della Polizia Locale è intervenuta nella mattina odierna, su via Ugo La Malfa dove è stato rinvenuto un soggetto straniero in stato confusionale. Sono stati prontamente allertati gli operatori del 118 e successivamente l’individuo è stato accompagnato presso i parenti residenti in Bitonto».
Per il gruppo politico di sinistra, la comunicazione solleva una riflessione importante sul linguaggio istituzionale e sull’opportunità di diffondere certe notizie: «È comprensibile che un corpo di polizia informi la cittadinanza sulle attività di soccorso e di ordine pubblico: la trasparenza è un principio fondamentale della pubblica amministrazione. Tuttavia, in questo caso, la notizia riguarda un intervento di natura sanitaria e sociale — il ritrovamento di una persona in stato confusionale — e non di rilievo per la sicurezza pubblica. Pubblicarla su una pagina ufficiale può apparire poco opportuna, perché espone indirettamente una vicenda personale, senza reale valore informativo per la collettività».
Ma non è, questo, l’unico elemento di biasimo da parte di Avs. E neanche quello principale, perché ancora più problematico è considerato l’uso dell’espressione “soggetto straniero”: «Si tratta di una formula impersonale, fredda e potenzialmente stigmatizzante, che contribuisce a creare una distanza tra “noi” (la comunità locale) e “l’altro” (lo straniero). In un contesto come questo, l’origine della persona non ha alcuna rilevanza per la comprensione dei fatti; la sua menzione può dunque apparire come una stigmatizzazione gratuita della diversità, alimentando pregiudizi o percezioni negative. In sintesi, la notizia avrebbe potuto essere omessa o, quantomeno, scritta in un linguaggio più rispettoso e umano. L’attenzione al modo in cui le istituzioni comunicano non è una questione di forma, ma di responsabilità pubblica: ogni parola scelta può contribuire a costruire inclusione o, al contrario, a rafforzare stereotipi».
Chiamato direttamente in causa, l’assessore Rino Mangini risponde rigettando la natura razzista di quanto scritto dalla Polizia Locale: «Nel post mi sembra di leggere la forma sintattica dei verbali delle forze dell’ordine. Se leggessimo “soggetto straniero” in un verbale non ci scandalizzeremmo: è il tipico linguaggio scarno e impersonale delle relazioni tecniche e dei verbali. Ovviamente nella comunicazione pubblica le cose cambiano. Ma chi ha scritto il post fa il vigile, non fa il giornalista o l’editor dei social. Lo si potrà perdonare, o no? In fondo, la notizia è che i nostri vigili hanno aiutato una persona in difficoltà e sono stati premurosi anche nel voler condividere questa azione».
Continua l’assessore: «Si poteva scrivere meglio? Indubbiamente. La forma è rivedibile, è chiaro. Ne sono convinto. Ma non ci vedo nulla di marcio. Né una volontà di etichettare gli stranieri, né quella di dividere tra noi e loro, così come accusa Sinistra Italiana».
Per Mangini, la questione è da derubricare ad un piccolo inciampo semantico in buona fede, usando le stesse parole scritte nel verbale. Un post innocuo per condividere una parte del lavoro quotidiano e “oscuro” che le donne e gli uomini della Polizia Locale svolgono con dedizione: «Il caso è chiuso».
















