Contribuire ad un voto consapevole spiegando ai cittadini i pericoli che la riforma Nordio presenta per l’equilibrio costituzionale e per l’indipendenza della magistratura.
È questa la missione del comitato “Giustodireno” che, lunedì, si è riunito nella Sala degli Specchi di Palazzo Gentile per un incontro pubblico che dà il via alle iniziative pubbliche in vista del referendum sulla giustizia del 22 e del 23 marzo. Saremo chiamati ad esprimerci sulla Legge 114 del 2024 (nota appunto come ‘Riforma Nordio’) per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Un appuntamento elettorale senza quorum, non essendo abrogativo, ma costituzionale.
Secondo gli organizzatori dell’incontro di lunedì, la riforma avrà un effetto dirompente, con ripercussioni negative sull’assetto costituzionale, sull’ordinamento giudiziario e sui diritti fondamentali delle persone.
«Una riforma che va a manomettere l’equilibrio tra i poteri dello stato, entrando chirurgicamente nella conformazione del Consiglio Superiore della Magistratura – spiega Rosa Anna Depalo, magistrato – Siamo qui oggi per garantire quel dibattito che è finora mancato nel nostro paese, non per difendere interessi di casta. Siamo preoccupati dalle conseguenze che avrebbe una vittoria del ‘sì’. Non cambieranno la durata dei processi, la possibilità di errori giudiziari, le pessime condizioni di lavoro, il servizio della giustizia. Quello che cambierà sarà la tutela dei diritti dei cittadini che sarà affidata a magistrati timorosi di prendere decisioni forti. Saranno deboli con i forti e forti con i deboli, senza più autonomia. Il giudice, invece, deve essere libero di decidere senza timore di ripercussioni».
Per Depalo, infine, la separazione delle carriere è una cortina fumogena per chi è più ossessionato dal desiderio di mani libere che di mani pulite: «Con due Csm assisteremo alla triplicazione dei costi di oltre 100 milioni all’anno. Dividere le carriere significa già indebolire la giustizia, se poi ci aggiungiamo il meccanismo del sorteggio, avremo degli istituti fantoccio».
Sulla stessa linea, Maria Rosaria De Leo, docente diritto costituzionale, sottolineando come quello in oggetto sia un tema su cui urge informarsi altrimenti la stessa democrazia è in pericolo: «Il pluralismo, detto volgarmente “correntismo”, è un valore aggiunto, non qualcosa di negativo, perché consente di bloccare leggi incompatibili con la Costituzione. Indebolire la magistratura e spezzare il suo cane da guardia, il Csm, indebolisce la libertà dei cittadini».
Anche l’avvocato Gaetano Castellaneta ha analizzato i profili giuridici e le ricadute sociali della riforma illustrando le ragioni a sostegno del ‘no’ al referendum, tra le quali il rischio insito nella riforma di pressioni indebite della politica sulla giustizia.
Intervenuto anche il professor Antonio Moschetta che ha sottolineato l’importanza di condivisione nell’iter di creazione di una riforma, insieme a coloro che saranno successivamente gli attori principali, coloro che la tradurranno in realtà.
«Tutti quanti hanno compreso che la riforma non risolverà nessuno dei problemi della giustizia. Non ha nulla a che vedere con l’efficienza del sistema giustizia – ha spiegato Italo Federici, presidente di sezione del Tribunale di Taranto – I processi non dureranno di meno e la qualità dei procedimenti giurisdizionali non cambierà. Sarà un referendum inutile e pericoloso».
Per Emanuele Pinto, giudice civile del Tribunale di Bari, «la riforma mina al cuore l’indipendenza della magistratura per sottoporla al potere politico».

















