DELLA PROF.SSA CECILIA PETTA
Leggo post di sostenitori del SI’ e spesso in nessuno di essi si entra nel merito, ma sussistono ragionamenti generali contro questo e contro quello, soprattutto manipolando il pensiero di coloro che a sinistra si schierano con il SI’, anche alcuni del PD.
Premettendo che non capisco fino in fondo questi ultimi quando fanno campagna aggressiva contro i propri compagni di partito, per lo meno non voglio pensare che essi stiano approfittando meschinamente e con effetto boomerang, ahimè!, per dare addosso ai ‘non riformisti’, osservo che veramente non ci si ferma a riflettere non solo sulle anomalie procedurali con cui è passata in Parlamento questa riforma costituzionale, ed è già un grosso elefante sospeso nella stanza che costoro non vogliono vedere, ma soprattutto anche non ci si ferma a riflettere sui contenuti con cui si riscrivono 7 articoli della Costituzione, senza, appunto, nessun tipo di confronto con le forze di opposizione da parte del governo.
Dunque il merito
Questa legge di riforma cambia la Costituzione, colpisce la divisione dei poteri, frammenta l’organo di autogoverno, cioè il Consiglio Superiore della magistratura, sminuendone le funzioni e indebolendo di conseguenza l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura. Questa riforma va contro uno dei pilastri della nostra democrazia costituzionale: la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura.
La riforma prevede due CSM, uno per la Magistratura giudicante e l’altro per i Pubblici Ministeri. Per di più i magistrati componenti di ciascun CSM sarebbero estratti a sorte, una scelta di per sé umiliante che prescinde dal consenso e dal merito.
Il sorteggio, però, è previsto sia per la componente togata (i magistrati) sia per la componente laica (professori universitari di materie giuridiche o avvocati), MA mentre i magistrati vengono veramente sorteggiati tra i circa 9mila in servizio in Italia, i laici sono sorteggiati tra i professori universitari e quant’altri nominati in una lista approntata dal Parlamento, cioè dall’esecutivo (sicuramente così anche alla luce della proposta di legge elettorale di ultimo conio). Né si è a conoscenza del numero previsto dei nominativi di tale lista, cosa nient’affatto di poco conto, perché una cosa è scegliere tra 9mila e un’altra cosa è scegliere tra 30, 100, 20… nominativi.
I veri padri del sorteggio: nel 1971 Giorgio Almirante e nel 2011 Silvio Berlusconi presentano proposte di revisione costituzionale che ammettono il sorteggio per la formazione del CSM, anzi nel disegno di legge dell’allora governo presieduto appunto da Berlusconi erano previsti anche due CSM.
Infine ai due CSM viene sottratta la Sezione disciplinare ed anche la Polizia giudiziaria non farebbe più capo a loro bensì ai Ministeri, cioè di nuovo all’esecutivo.
Basta questo per capire che si vuole indebolire la magistratura e potenziare il governo, in via di conferma di tutte le dichiarazioni di eminenti esponenti di questo governo che ha partorito la riforma.
Inoltre la riforma prevede un’Alta Corte, che sostituisce la Sezione disciplinare del CSM e che si costituisce con analoghi meccanismi di formazione dei componenti, ancora più sbilanciati a favore del governo.
L’Alta Corte disciplinare non è presieduta dal Capo dello Stato bensì da un Presidente eletto tra i membri laici. Essa è formata da 15 membri, 6 laici (3 sorteggiati dal Collegio e 3 di nomina del Presidente della Repubblica) e 9 togati (di cui 3 pm e 3 giudici, tutti sorteggiati).
Insomma, innanzitutto la democrazia del sorteggio, che rimanda infaustamente a imprecazioni gridate nelle piazze di qualche anno fa, fatte da chi si augurava ed invocava l’abolizione del Parlamento. Ma il sistema elettivo, per chi ha memoria della storia, fonda l’idea stessa della democrazia sin dalle sue origini, poi il Movimento costituzionale si è evoluto con l’idea della democrazia giungendo alla conquista del suffragio universale come massimo risultato, a partire da quella idea, per affermare i diritti politici. TUTTO CANCELLATO.
Infine la proposta ha tutta la natura dell’incostituzionalità:
1) perché nell’art. 102, c.2 della Costituzione si fa divieto di istituire giudici speciali.
2) perché i magistrati, differentemente da tutti gli altri cittadini e contro l’art. 3 della Costituzione italiana, non potrebbero fare ricorso alla Cassazione, in quanto nel settimo comma del nuovo art. 105 viene previsto che contro le sentenze dell’Alta Corte sia possibile ricorrere non a un soggetto diverso e autonomo (attualmente, la Corte di Cassazione) ma soltanto alla stessa Alta Corte (con una diversa composizione), sia per motivi di legittimità che per motivi di merito.
Dunque la Magistratura non è più un organo dotato di autogoverno, non è più indipendente, con la divisione della giurisdizione disciplinare dall’amministrazione dei magistrati. Essa è sottomessa all’esecutivo. Povero Montesquieu!
















