Dal PSI Bitonto riceviamo e pubblichiamo:
Quando guardiamo immagini di allagamenti, di resuscitazioni di torrenti o creazione dal nulla di cascate, come quella che ieri ritraevano la nostra Bitonto, le prime parole che ci vengono in mente sono “calamità naturale”.
Geologi, ingegneri idraulici e tecnici dell’ambiente, professionisti che spesso, come è di recente avvenuto nella nostra Città, non vengono invitati ai tavoli di discussione dove si decidono le sorti “dell’ambiente”, certificherebbero che quello che è avvenuto ieri non è una “calamità naturale” ma un disastro annunciato frutto di un pessimo utilizzo del suolo.
Per anni, la comunità ha apportato modifiche al nostro “patrimonio ambientale”, impiantando nuove coltivazioni e costruendo barriere; per decine e decine di anni sono state sfruttate le sponde e ribassate le rive di fiumi e torrenti.
Tutto questo sotto gli occhi di tutti e senza che le autorità preposte intervenissero a tutela del nostro patrimonio ambientale.
L’uomo non ha alcun potere di prevenire ed evitare questi eventi atmosferici; l’unica cosa è intervenire sul suolo. Se piove su un terreno, parte di quell’acqua sarà assorbita; se piove sull’asfalto, l’acqua formerà un deflusso superficiale, l’acqua che scorre lungo le linee di massima pendenza, tende a formare alvei di deflusso, ma nel momento in cui costruiamo e modifichiamo quella che è la normale “traiettoria” del deflusso superficiale, l’acqua troverà un’ulteriore via per arrivare a destinazione. Se sbarriamo la strada all’acqua con colture logisticamente inappropriate o trasformando il letto di un torrente nel giardino privato di chicchessia, l’acqua pur di arrivare a destinazione attraverserà inesorabilmente le nostre strade in maniera più o meno drammatica.
Non è più tempo di leccarci le ferite e di interrogarci sui danni, lavoriamo sin da subito per rispondere ad una semplice domanda: “è possibile ripristinare tutto quello che è stato illegittimamente trasformato dall’uomo?”.

















