Il progetto originario era un’altra cosa. Più aperto, più netto, più radicale. Doveva cambiare il volto di piazza Moro e cucire in modo più deciso la piazza al centro storico. Ma quella visione, almeno in parte, si è fermata lungo il cammino.
A spiegarlo in consiglio comunale è stato l’architetto Domenico Pazienza, progettista e direttore dei lavori, che ha ricostruito il percorso dell’intervento oggi al centro del dibattito cittadino. Tutto parte dal progetto vincitore del concorso internazionale Europan 2021, poi trasformato in PFTE e candidato al finanziamento PNRR. In quella prima versione, l’intervento riguardava piazza Moro, piazza Marconi e piazza Castello, con l’obiettivo di saldare gli spazi urbani e ricucire il rapporto con il centro antico.
Poi, ha spiegato Pazienza, con l’emergere dell’ipotesi di un parcheggio in piazza Marconi, il progetto è stato ricalibrato: una parte di piazza Marconi è stata lasciata fuori e il disegno si è sviluppato soprattutto lungo via Repubblica Italiana. L’impostazione iniziale prevedeva una piazza più aperta e una continuità quasi totale dei livelli, con l’eliminazione di alcune barriere architettoniche e una diversa organizzazione degli spazi.
Determinante, secondo il progettista, è stato il meccanismo previsto dal PNRR: il progetto esecutivo, una volta completato, è stato caricato su una piattaforma ministeriale che prevedeva tempi certi per i pareri. In assenza di risposta, si è formato il cosiddetto silenzio-assenso, interpretato dal Comune come via libera per procedere.
Il nodo si è aperto all’avvio dei lavori, quando l’impresa ha informato la Soprintendenza. «A quel punto – spiega Pazienza – è emerso un fraintendimento sul procedimento. Il tecnico ha dichiarato di non aver mai ricevuto il progetto e non ha voluto riconoscere il meccanismo del silenzio-assenso».
Da lì il cambio di scenario, aggravato anche da un esposto legato allo spostamento degli alberi, erroneamente interpretato come abbattimento. Il progetto prevedeva invece il trasferimento delle alberature, non la loro eliminazione. Da quel momento, il progetto ha subito prescrizioni più severe: mantenimento delle alberature, recupero delle basole esistenti sotto la pavimentazione e ripristino di una configurazione più vicina a quella attuale della piazza.
In pratica, l’idea iniziale di “aprire” la quinta scenica verso la chiesa di San Francesco è stata ridimensionata. Il risultato finale, almeno secondo i render mostrati in aula, sarà una piazza con un assetto più prudente, più verde lateralmente e meno trasformativo rispetto all’impostazione originaria.
La variante, ha chiarito Pazienza, è ancora in formazione perché solo nei giorni scorsi ci sarebbe stato un ulteriore sopralluogo con la Soprintendenza per definire gli ultimi dettagli. Il punto politico, però, resta tutto lì: non è solo cambiato il progetto, è cambiato il senso stesso dell’intervento.
















