Doveva essere il consiglio comunale della chiarezza su piazza Moro e via Repubblica Italiana. È diventato, almeno nelle prime battute, anche il consiglio dello scontro politico. Nell’aula di Palazzo Gentile il confronto sul maxi intervento di rigenerazione urbana finanziato con fondi PNRR ha acceso tensioni, accuse e richieste di trasparenza, mentre in città continuano a crescere dubbi e preoccupazioni.
A chiedere la seduta monotematica erano stati i consiglieri di opposizione, che hanno contestato anzitutto i tempi della convocazione. Nel mirino soprattutto la gestione amministrativa dell’intero iter, definita più volte “confusa” e “in ritardo”, con interrogativi aperti sulla variante progettuale, sulle prescrizioni della Soprintendenza e soprattutto sulla possibilità di rispettare la scadenza del 30 giugno 2026, termine entro cui i lavori finanziati dal PNRR dovrebbero essere completati.
A dare la prima vera ricostruzione tecnica è stato l’architetto Domenico Pazienza, progettista e direttore dei lavori, che ha spiegato come il progetto iniziale – nato nell’ambito del concorso internazionale Europan e poi candidato ai fondi PNRR – fosse stato pensato in modo diverso rispetto all’assetto oggi in corso di definizione. L’idea originaria puntava a saldare maggiormente piazza Moro al centro antico e a svilupparsi lungo via Repubblica, lasciando fuori la porzione di piazza Marconi destinata all’ipotesi di parcheggio interrato.
Secondo quanto riferito in aula, il punto di rottura sarebbe arrivato al momento del confronto con la Soprintendenza, dopo un esposto legato al possibile spostamento delle alberature. Da lì, il progetto sarebbe stato “pesantemente emendato”, con nuove prescrizioni che hanno imposto un ridimensionamento dell’intervento e la necessità di una variante in corso d’opera, non ancora formalmente approvata ma, ha spiegato Pazienza, in via di definizione.
Le opposizioni, però, non si sono dette rassicurate. Sul tavolo restano il tema del traffico, il nodo dei parcheggi, il rapporto con il commercio cittadino e soprattutto la domanda più semplice e più brutale: Bitonto riuscirà davvero a chiudere tutto in tempo?
Per ora, la risposta definitiva non è arrivata. E quando in ballo ci sono piazze, soldi pubblici e vita quotidiana dei cittadini, il tempo – come in politica – non perdona.
















