Piazza Moro torna al centro dello scontro politico. Non più soltanto come cantiere aperto nel cuore della città, ma come simbolo delle tensioni sulla gestione dei fondi Pnrr, dei ritardi accumulati e della trasformazione del progetto originario.
Il tema è esploso durante la discussione sull’assestamento di bilancio, quando il consigliere Nicola Acquafredda ha collegato l’accantonamento prudenziale da dieci milioni di euro al rischio di definanziamento di alcuni interventi Pnrr. Tra questi, secondo quanto emerso in aula, anche il progetto che riguarda piazza Moro e via Repubblica.
Acquafredda ha contestato soprattutto la scelta di avviare i lavori soltanto a inizio 2026, pur a fronte di una consegna che, secondo la sua ricostruzione, risalirebbe a molto tempo prima. «La responsabilità è vostra», ha detto rivolgendosi all’amministrazione, sostenendo che i consiglieri di maggioranza non sarebbero stati coinvolti nelle decisioni operative. L’ex assessore ha chiesto al sindaco e all’assessore Brandi di chiarire di chi sia la responsabilità del rischio oggi registrato in bilancio.
Franco Natilla ha rincarato la dose, richiamando la riduzione dell’intervento rispetto all’idea iniziale. Secondo il consigliere, il progetto originario avrebbe avuto un valore di circa 5,6 milioni di euro, mentre quello oggi in corso sarebbe ridotto a poco più di 2 milioni. «Non può essere un vanto», ha osservato, sostenendo che non si tratti più della rigenerazione urbana immaginata all’inizio.
Domenico Damascelli ha spostato il ragionamento anche sul piano identitario. Piazza Moro, ha ricordato, era uno dei luoghi simbolo della città, «l’agorà» dei comizi, degli incontri serali, delle discussioni tra agricoltori sul prezzo delle olive. Oggi, secondo l’esponente di opposizione, rischia di diventare «un giardinetto», con spazi verdi che richiederanno manutenzione costante. Da qui la preoccupazione: se i giardini pubblici cittadini sono già spesso in condizioni critiche, come sarà gestita la nuova piazza?
Brandi ha respinto la narrazione solo negativa. L’assessore ha riconosciuto criticità e ritardi, ma ha rivendicato il valore dell’intervento. «A me piace quello che vedo con i miei occhi», ha detto, parlando di «un’opera di pregio». Ha anche ricordato che, sullo slittamento del cantiere, avrebbero inciso fattori esterni, tra cui la raccolta firme sui lecci, che secondo lui avrebbe fatto perdere tempo prezioso.
Il sindaco Ricci ha provato a difendere il percorso, ricordando incontri pubblici e momenti di confronto sul progetto. Ma lo scontro resta aperto.
















