Da Sinistra Italiana-AVS Bitonto riceviamo e pubblichiamo:
Sulla questione di Piazza Aldo Moro si è ormai superato il limite della confusione amministrativa per entrare nel terreno della disinformazione istituzionale.
In un commento pubblico, la Posizione Organizzativa del Settore Urbanistica del Comune di Bitonto ha affermato che le scelte relative alla riorganizzazione e “rigenerazione” della piazza troverebbero fondamento nel PUMS, nel PAES e nel PMC, dichiarando inoltre che via Repubblica non verrà chiusa e resterà carrabile, in coerenza con un PUMS “legittimamente approvato in consiglio comunale”.
Ma il PUMS non è stato approvato in via definitiva, poiché manca la VAS – Valutazione Ambientale Strategica – atto obbligatorio e sostanziale per la sua piena efficacia. Senza VAS, non si può parlare di piano vigente né utilizzarlo per giustificare scelte operative sulla viabilità cittadina.
Il PAES, inoltre, risulta scaduto da tempo, e non può essere richiamato come strumento attuale senza un aggiornamento formale.
Siamo di fronte a un fatto grave: un settore tecnico strategico che presenta come pienamente efficaci strumenti pianificatori che, allo stato degli atti, non lo sono. Questo genera disorientamento, mina la fiducia dei cittadini e altera la correttezza del dibattito pubblico.
La responsabilità politica di quanto sta accadendo ricade sull’assessore competente, Francesco Brandi, che ha il dovere di vigilare sulla legittimità delle procedure e sulla correttezza delle comunicazioni istituzionali.
Quando vengono richiamati piani non definitivamente approvati o scaduti per giustificare scelte urbanistiche, non siamo di fronte a una semplice imprecisione, ma a un problema politico serio.
Per queste ragioni, riteniamo che l’assessore Brandi debba assumersi la responsabilità politica di quanto accaduto e rassegnare le proprie dimissioni.
Bitonto merita un governo della pianificazione urbana fondato su atti validi, procedure complete e piena trasparenza.
La rigenerazione della città non può poggiare su strumenti incompleti né su comunicazioni approssimative.
La credibilità delle istituzioni viene prima di ogni altra considerazione.

















