«Palombaio è isolata e l’amministrazione comunale deve fare di più».
È stata la frazione una delle protagoniste del Consiglio comunale di ieri e lo è stata con le parole del consigliere di opposizione Arcangelo Putignano e poi, soprattutto, con quelle del delegato sindaco Emanuele Avellis. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le lamentele, lunedì sera dopo il funerale di Anna Terrameo, la 79enne investita e morta sabato sera, dei residenti nei confronti dello stesso Avellis e del sindaco Francesco Paolo Ricci sulle troppe cose che non funzionerebbero.
Le “accuse”. «Io sono il primo – ha arringato l’esponente di “Strada in comune”, che ha minacciato di lasciare la delega – a sentirmi isolato e ogni volta succede che quanto ripetiamo da tanto tempo, entrano da un orecchio a qualcuno ed esce dall’altro. Non è possibile che da un anno chiedo una pattuglia fissa a Palombaio e questo non avviene. Per non parlare, poi, del cimitero, dove le luci erano completamente spente. E di tante altre situazioni (strade dissestate, erba non curata, etc). Se le cose non migliorano, a Palombaio non ci voglio andare più». Il dito è stato puntato, essenzialmente, contro Cosimo Bonasia, il titolare alla Polizia locale. Secondo Putignano, «i cittadini di Palombaio e Mariotto si sentono stanchi, si sentono lontani. Ma non dall’amministrazione o dalle persone, ma dal fare, che è ben diverso. In questo momento sono senza madre, ma non perché non ci sia un sindaco, ma perché effettivamente hanno bisogno di un segno».
L’impegno. Dal primo cittadino, ricordando gli impegni già mantenuti e le cose fatte ma anche le problematiche presenti, sono arrivate promesse di un venire incontro ancora di più alle esigenze della collettività, cercando magari di dare una forma diversa a quello che si deve fare. Lo stesso Bonasia, con un post pubblicato poco fa su Facebook, sottolinea che «negli anni al servizio della Polizia locale ho lavorato ogni giorno con impegno e concretezza, portando risultati tangibili per la sicurezza e la comunità. Quando sono arrivato, mi sono trovato di fronte a un corpo ridotto ai minimi termini: due soli ufficiali, pochi agenti e zero amministrativi. In pochi anni, abbiamo raddoppiato le risorse umane, assumendo oltre 20 nuovi vigili, due nuovi ufficiali e amministrativi civili, rafforzando così la presenza e l’efficienza del servizio in tutta la città. Questo non è opinabile: è fatto, è lavoro, è responsabilità. Certo si può e si deve fare sempre di più e meglio, ma questo non è un compito che ricade solo sulle istituzioni: richiede la collaborazione di tutti i cittadini. La sicurezza e la convivenza civile non sono conquiste automatiche, ma risultati che si costruiscono insieme, giorno dopo giorno. Purtroppo, troppo spesso alcuni, con arroganza e disattenzione, ignorano le regole più semplici, mettendo a rischio non solo se stessi, ma la vita e l’incolumità di chi li circonda. A chi ricopre un ruolo pubblico, il dovere di fare e non di limitarsi a criticare dalla tribuna. Denunciare senza proporre, lamentarsi senza agire, significa rinunciare al proprio ruolo: è rifiuto di responsabilità verso la comunità. Io continuerò a fare la mia parte con serietà, passione e rispetto per le istituzioni. Perché questo è il tempo di tessere, non di sfilarsi».

















