Da “Onda civica” riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Con Determinazione n. 863 del 21 luglio 2025, l’Amministrazione Comunale di Bitonto si dota di una vera e propria “flotta” di Funzionari per la riscossione coattiva: ben tre nuovi Funzionari della Riscossione, individuati e nominati, poiché abilitati previa frequentazione di corso ad hoc dell’ANUTEL, dalla dott.ssa Tiziana Conte, Responsabile del Servizio Patrimonio – Tributi – Fiscalità Locale. Una decisione che, invece di promuovere equità, dialogo e respiro, sembra orientarsi verso una fiscalità punitiva e automatica.
Una scelta che poteva essere evitata
La dirigente, piuttosto che seguire l’iter abilitativo previsto per assumere direttamente le funzioni assimilabili a quelle dell’Ufficiale Giudiziario, ha preferito delegare le azioni esecutive a tre dipendenti interni, declinando qualsivoglia responsabilità diretta su migliaia di azioni esecutive. “Qui potest plus, potest minus.”.
Il risultato? Un apparato burocratico concepito non per accompagnare i contribuenti morosi (magari incolpevoli) al pagamento spontaneo seppur rateizzato, bensì per sanzionare. Iscrizioni ipotecarie, notifiche di pignoramenti (banca, datore di lavoro, ecc.): strumenti legittimi, ma che andrebbero usati come extrema ratio, e non come sistema ordinario. “Summum ius, summa iniuria.”
Strumenti coercitivi prima del buon senso
L’aspetto forse più paradossale risiede nell’aver ignorato finora la possibilità di compensare crediti e debiti. Sia l’art. 48-bis del d.p.r. 602/73, sia il regolamento comunale offrivano spunti in tal senso. Così, in alcuni casi, il Comune ha finito per liquidare somme a contribuenti morosi, ignorando che avrebbe potuto compensare i debiti in modo semplice, efficace ed economico.
“Fiat voluntas legis, non voluntas magistratus.”Eppure, è proprio la volontà unilaterale dell’Amministrazione a prevalere, trascurando la norma a favore di un automatismo procedurale tutt’altro che giustificabile.
Opacità e fretta amministrativa: tutto e subito!
Con la neo costituita ed insediata “macchina della riscossione coattiva” l’amministrazione comunale si adegua alle rigidità delle azioni esecutive ai danni dei contribuenti morosi. “Dura lex sed lex”, si dirà – ma prima ancora c’è un dovere etico e politico: valutare quale sia la legge più giusta, non solo la più dura.
Possibile che la risposta amministrativa alla morosità sia solo l’esecuzione forzata? I contribuenti morosi ed in difficoltà non avranno più la possibilità di accedere alle rateizzazioni sino a 120 rate mensili concesse da Agenzia delle Entrate Riscossione.
Alla ricerca di una giustizia fiscale, non di una persecuzione contabile
La normativa permette effettivamente ai Comuni di nominare Funzionari per la Riscossione Coattiva, ma spetta alle amministrazioni decidere se utilizzare questo potere in modo oculato e equilibrato, o se fare di ogni morosità un’occasione per esercitare pressioni.
“Pecunia non olet.” Ma questo non giustifica un approccio che trascuri il principio fondamentale della giustizia fiscale: trattare il cittadino non come un bersaglio, ma come parte della comunità.
Il caso Bitonto apre interrogativi significativi: era davvero inevitabile adottare una “flotta” di esattori? È questa la visione della giustizia fiscale che si vuole promuovere?
Serve una riflessione seria e condivisa. Perché la riscossione coattiva non diventi, ancora una volta, lo specchio di un’amministrazione che ha smarrito il senso dell’equità.
Piuttosto che trincerarsi dietro le mura di Palazzo di Città, l’amministrazione farebbe bene a prendere in considerazione l’istituzione di una commissione ad hoc per valutare lo stato di indigenza reddituale dei cittadini.
Un’apertura concreta verso coloro che, già oggi, avendone i requisiti, potrebbero accedere alle c.d. procedure da sovraindebitamento. Una sorta di filtro, una misura di buon senso e giustizia sociale, in linea con quanto già avviene in tema di sfratti per morosità: anche lì, infatti, sono previsti contributi per i morosi incolpevoli. Non abbiamo dimenticato gli atti del già assessore D’Aucelli che rese esenti e/o ridusse il carico tributario Tarsu nei confronti di famiglie indigenti. Successivamente quelle esenzioni/riduzioni per questioni di mero gettito furono azzerate.
















