Oggi ci sarebbe dovuta essere una seduta monotematica del consiglio comunale dedicata ai lavori pubblici avviati in piazza Aldo Moro e sul futuro cantiere di via della Repubblica Italiana. Ma non ci sarà. Come non c’è stata la riunione consiliare di ieri, in cui si sarebbe dovuto approvare il Dup e il bilancio di previsione 2025/2026, urgenze che Palazzo Gentile è tenuto ad affrontare quanto prima.
La maggioranza non ha i numeri e, dunque, i consigli non s’hanno da fare.
«Non è una notizia tecnica. È una fotografia politica. Ed è una fotografia che dice tutto» dice Nicola Acquafredda, consigliere di maggioranza in quota, se così ancora si può definire la coalizione che sostenne Ricci nel 2022.
Duro l’affondo di Acquafredda, che a fine gennaio intervenne in tono critico sulla gestione dei cantieri delle strutture sportive: «Ho fatto parte di questa maggioranza con convinzione, con entusiasmo, con la volontà genuina di contribuire al bene di questa comunità. Ho aspettato, ho osservato, ho cercato di cambiare le cose dall’interno, partendo anche dalla comprensione di questa dimensione per me tutta nuova. Ma esiste un momento in cui il silenzio diventa complicità e io non sono disposto a essere complice. Sul metodo, prima ancora che sul merito».
Sotto accusa, lo scarso coinvolgimento della massima assise comunale e dei suoi componenti: «Da tempo segnalo in ogni sede una progressiva marginalizzazione del ruolo consiliare. Un consigliere che non ha voce nei processi decisionali, che viene informato a decisioni già prese, che non riesce a partecipare attivamente alla vita politica dell’amministrazione, non è un consigliere: è una firma, una mano alzata. E io non sono disponibile a essere solo una firma o una mano alzata. Questa non è una questione personale. È una questione di metodo democratico. La maggioranza non è un organo decorativo: è lo spazio dove le scelte devono nascere, essere discusse, essere migliorate. Quando questo spazio si svuota, rimane solo il potere fine a sé stesso».
E ancora: «Da tempo ho scelto di essere trasparente con i cittadini che mi hanno dato fiducia e con tutta la città, anche quando quella trasparenza mi ha reso scomodo all’interno della stessa coalizione che mi esprime. Ho denunciato pubblicamente e privatamente l’assenza di un confronto reale. Ho cercato di portare contributi, idee, soluzioni. Ho imparato, nel tempo, che in questa amministrazione il dialogo interno è una forma, non una sostanza, e che certi processi decisionali rispondono a logiche che hanno poco a che fare con il bene comune e molto con equilibri di potere che non mi appartengono e che rifiuto. Oggi so con certezza che quella strada non porta da nessuna parte, almeno non con questi interpreti».
E proprio la gestione degli impianti sportivi in via di ristrutturazione, per il consigliere, è un esempio concreto di quel che rimprovera alla giunta Ricci: «Mi sono fatto portavoce di un folto gruppo di associazioni sportive per fare chiarezza sulla situazione del Polisportivo Nicola Rossiello, un’opera che avrebbe dovuto essere completata entro il 2024, finanziata con risorse Pnrr reperite dalla passata amministrazione. Siamo a pochi mesi dalla scadenza del Pnrr. I lavori sono fermi. Le risorse rischiano di essere perse. Ho posto domande precise, ho chiesto atti, ho chiesto risposte, ho dato suggerimenti su come risolvere la situazione. In cambio ho ricevuto silenzi, depistaggi e ostruzionismo. Non c’è altra parola. Si preferisce coprire i ritardi piuttosto che risolverli. Si rischia di perdere i finanziamenti piuttosto che assumersi la responsabilità politica degli errori commessi. Questo è inaccettabile».
«Qualcuno potrà dire che prendere le distanze dalla maggioranza con cui si è stati eletti sia un tradimento. È esattamente il contrario. La città non chiede di difendere poltrone. La città vuole risposte. Vuole fatti. Che mancano totalmente» aggiunge Acquafredda che sottolinea il fallimento dell’esperienza targata Francesco Paolo Ricci: «Vengo quindi al punto politico che oggi è urgente affrontare. Questa amministrazione, con questa formazione e con questi interpreti, ha fallito. Lo dico senza acrimonia personale, ma con la nettezza che la situazione impone. Non è una crisi di crescita. È un fallimento strutturale, nella visione, nella gestione, nella capacità di costruire un percorso condiviso con la comunità. Non si può rimettere assieme i cocci fingendo che nulla sia successo. Non è nell’interesse di nessuno e, soprattutto, non è nell’interesse dei cittadini. Nell’esclusivo interesse della comunità e della continuità dei servizi, si valuti seriamente la possibilità di una gestione di carattere tecnico che consenta all’ente di compiere gli atti dovuti, portare a termine gli impegni presi, non disperdere risorse pubbliche. Una soluzione seria, responsabile, che metta al centro il buon funzionamento del Comune e non la sopravvivenza politica di qualcuno o di qualche corrente».
Il consigliere conclude sottolineando che la porta al dialogo resta sempre aperta: «Nutro speranza che le forze politiche del centrosinistra possano attuare un cambiamento reale, non cosmetico. Non è possibile continuare come se niente fosse. I cittadini meritano di meglio. E io, finché avrò questo mandato, continuerò a dirmelo ogni volta prima di entrare in consiglio».
Ed è lo stesso sindaco Francesco Paolo Ricci a non escludere alcuna opzione: dall’azzeramento al rimpasto di giunta. O, persino, un irrevocabile passo indietro. Una cosa è certa. Nelle prossime ore, si deciderà il futuro politico della città. Riuscirà l’attuale amministrazione a sopravvivere fino alla naturale scadenza del mandato, nel 2027?

















