Ce lo ricordiamo l’abbraccio tra Michele Abbaticchio e Francesco Paolo Ricci alle amministrative del 2022. L’ex sindaco sale sul palco come primo e ultimo atto politico nei confronti del candidato individuato come segno di una sorta di continuità del centrosinistra alla guida della città. Dopo di ciò, Abbaticchio – che pure dice di aver dato qualche consiglio (dice lui stesso, “rimasto inascoltato dal primo cittadino”) – ha fatto più di un passo indietro. Eppure, tra i suoi fedelissimi, Rino Mangini è sempre stato uno dei pochi in maggioranza a intervenire con costanza nel corso della massima assise. Al contrario di Nicola Acquafredda che, anima silenziosa e riflessiva, ha fatto invece in queste settimane la “voce grossa” sui famosi cluster 1 e 2 delle strutture sportive: denunce gravi, che probabilmente avrebbero dovuto raggiungere le scrivanie di via Dioguardi. Poi c’è l’assessore Christian Farella, ultrapresenzialista, che non fa mai mancare la fascia tricolore a recite e manifestazioni e che, a parte essere iperpresente per dirigenti e docenti a tutte le ore del giorno e della notte, non consente però di ricordare qualche particolare provvedimento o attività concreta adottata.
L’eredità di Abbaticchio si è incarnata anche nella presenza di Marianna Legista che, partecipando alle riunioni pubbliche con Massimo Cassano (vice commissario regionale vicario della Lega Puglia), non ha certo fatto mistero, tra i suoi fedelissimi sostenitori, di aver sostenuto un candidato/a del Carroccio alle scorse regionali (che molti che hanno avuto fac simile tra le mani dicono sia l’accoppiata Angela Pennetti – Fabio Romito). Scelta che avrebbe fatto infuriare i puristi del centrosinistra “ricciano”, pronti a gridare allo scandalo. Come se Legista, per storia personale e familiare, provenisse da Rifondazione Comunista e non si fosse semplicemente presa atto di un dato noto.
Tra le figure provenienti dalla passata amministrazione abbaticchiana c’è anche Silvia Altamura (individuata come tecnico nella giunta), “rea” di aver avuto probabilmente qualche discussione di troppo con alcuni uffici comunali diretti da persone vicine all’ex primo cittadino. Ma per Ricci, Silvia “non si tocca”, pare abbia detto.
Nel quadro entra poi l’assessore Francesco Brandi, detto anche “Cimabue” per il celebre detto “fa una cosa e ne sbaglia due”. Sempre pronto a muoversi con i suoi giubbotti dalle tasche larghe, gonfie di problemi che si porta dietro e che lo schiacciano verso una quotidianità nella quale, in questo contesto, è preferibile non entrare.
Ei fu il congresso del Pd, quando venne scelta la figura di Nino Colasanto come una sorta di moderno zar di Russia, Ivan “il Terribile”, chiamato a “decapitare teste”: in particolare proprio quella di Brandi. Ma lungi dall’agire in quel modo, Colasanto ha invece nominato come vicesegretaria del partito la sua competitor Angela Scolamacchia, sostenuta proprio da Brandi. E ciò che il Pd, in questo momento, desidera – insieme agli abbaticchiani – è l’azzeramento della giunta: solo in quel caso sarebbe la stessa assemblea a decidere se Brandi, pur protetto dall’aura delle foglie d’ulivo altamurane, debba restare o meno al suo posto.
La proposta della consigliera Antonella Vaccaro, che si è autosospesa dal partito insieme al collega Michelangelo Bratta, era quella di indicare un nome in sostituzione di Brandi, che oscillava tra Nicola Antuofermo, la stessa Scolamacchia e il “cittadino in Comune” più noto sul web, Vito D’Alessandro. Se ciò fosse avvenuto, Vaccaro si sarebbe dimessa facendo scattare il primo dei non eletti in Consiglio. Ma lo strappo, ormai, è consumato.
I mal di pancia non mancano nemmeno nel gruppo di Maria Grazia Gesualdo (Gruppo Misto) e in quello di Francesco Giordano, rimasto orfano di assessore dopo la “dipartita” di Serena Schiraldi.
E Ricci, in tutto questo, che fa? Ha avviato consultazioni con ciascuna componente della maggioranza, nel tentativo di arrivare a una quadra, ma senza azzerare la giunta né prendere una posizione netta. Da buon democristiano prova a fare il padre di famiglia e a tenere insieme tutti i pezzi. “Così siamo partiti e così dobbiamo arrivare”, pare abbia detto durante una riunione. Una scelta romantica, carica di valori, ma che non reagisce alla fame che c’è attorno.
Per il futuro è ormai probabile che Ricci non trovi un consenso pieno né nel Pd né nella frangia abbaticchiana. Anzi, al prossimo giro la scelta del nome del sindaco potrebbe spettare proprio all’ex primo cittadino. Ma, allo stato attuale, nomi non ce ne sono. Dunque, escluse le elezioni anticipate, Ricci resterà al suo posto almeno fino al 2027: paradossalmente, gli unici ad avergli giurato fedeltà e continuità sono proprio il gruppo di Legista… chissà.

















