Dalla sezione “Aldo Moro” della Democrazia Cristiana di Bitonto, riceviamo e pubblichiamo.
“Ma a Bitonto siamo di destra o di sinistra?
È una domanda che oggi attraversa la città più delle polemiche quotidiane. Perché quando un’amministrazione di centro-sinistra governa a braccetto con la Lega, la questione non è solo numerica. È identitaria.
La politica locale ha una sua autonomia, è vero. Nei Comuni spesso contano più le persone che i simboli, più le soluzioni che le ideologie. Strade, scuole, sicurezza, bilanci: i cittadini chiedono risposte concrete, non dibattiti da talk show. In questo senso, un’alleanza trasversale può essere letta come un “laboratorio di governabilità”, un tentativo pragmatico di superare gli steccati per il bene della città.
Ma c’è un punto che non può essere ignorato: la coerenza.
Se per anni si è costruita un’identità politica su determinati valori — sociali, culturali, economici — cosa accade quando ci si allea con chi rappresenta una visione opposta? È evoluzione politica o trasformismo? È maturità amministrativa o semplice convenienza?
Il rischio non è tanto l’accordo in sé. Il rischio è la confusione. Quando le differenze diventano irrilevanti, quando “destra” e “sinistra” sembrano solo etichette intercambiabili, l’elettore può sentirsi smarrito. E la perdita di fiducia è un prezzo molto più alto di qualsiasi maggioranza consiliare.
La vera domanda, allora, non è se l’alleanza sia legittima. In democrazia tutto ciò che è trasparente e votato è legittimo. La domanda è un’altra: c’è un progetto chiaro? C’è una visione condivisa per la città? Oppure si tratta solo di aritmetica politica?
Bitonto non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di chiarezza. Perché governare insieme è possibile. Ma farlo senza spiegare ai cittadini il perché e il per come significa rischiare di perdere qualcosa di più importante della maggioranza: l’identità”.

















