Dal movimento politico cittadino Liberi, riceviamo e pubblichiamo.
“Egregio Direttore,
oggi più che mai andrebbero chiariti gli aspetti dirimenti della situazione bitontina, non fosse altro per rispetto di una città che evidentemente merita risposte diverse dalla strisciante ipocrisia politica, talvolta viscida, appartenente a protagonisti e/o forze presenti sul nostro territorio.
La situazione odierna, infatti, merita un racconto maturo di quegli eventi che, verosimilmente, hanno portato all’odierno sfascio politico-amministrativo, mai riscontrato in tempi precedenti.
Ricordiamo a noi stessi l’origine di questa stagione politica di continuità (nata con Abbaticchio), che aveva radicato il suo pensiero nel rigettare quel mondo ingessato delle vecchie famiglie politiche, la cui dedizione riguardava essenzialmente la gestione del potere. Nulla di diverso, negli ultimi quindici anni, è stato prodotto, se è vero, come è vero, che quel mondo da cui si prendevano le distanze oggi è tornato prepotentemente attuale, integrato con una variante non di poco conto.
Infatti, se quel periodo si era distinto per un controllo esclusivo sulle scelte amministrative e sul personale politico, oggi sembra affermarsi anche un protagonismo politico sui generis che tende al “famoso posto al sole” come obiettivo primario.
Ma c’è di più, se si pensa che il futuro dell’amministrazione Ricci e il perimetro di coalizione dipendono dai maggiorenti baresi, i quali, a loro volta, non sanno che pesci prendere, data la difficoltà di assecondare le tante richieste, non sempre disponibili, di nuovi assessorati.
Si assiste così a una perdita di autonomia politico-decisionale, dovuta all’ammutinamento di alcuni gruppi consiliari di diversa origine, che non voterebbero l’ormai famoso Bilancio di previsione 2026, utile a tenere a galla un’amministrazione e un progetto politico giunti al capolinea.
Un progetto voluto fortemente dalla componente abbaticchiana (Strada in Comune) e dal Partito Democratico, che solo adesso, a un anno dalla fine della consiliatura (si vota nel 2027), si rendono conto della difficoltà di tornare, nel breve periodo, a conquistare un corpo elettorale deluso dalle tante promesse disattese.
Ed ecco, all’improvviso, i nostri protagonisti (anche occulti) trovare giustificazioni inopportune, fuori luogo, attraverso dichiarazioni di distinguo e/o minacce di allontanamento che offendono l’intelligenza di tanti concittadini elettori.
Questa, cari signori, è l’ora della cosiddetta “assunzione di responsabilità”, che significa chiedere scusa con il gesto del non voto sul Bilancio di previsione, onde permettere un periodo di riflessione a una città ormai disillusa”.

















