Da Vincenzo Mininni, portavoce del movimento politico cittadino Liberi, riceviamo e pubblichiamo.
In questi giorni, sui social, circola insistentemente la notizia della probabile ricandidatura a sindaco di Ricci, fortemente sostenuta dal Partito Democratico.
Una notizia che sta meravigliando cittadini e addetti ai lavori, alla luce della diffusa valutazione di inopportunità nel ripetere un’esperienza politico-amministrativa ritenuta da molti non all’altezza della situazione.
La scelta, in verità, sembra essere stata condivisa da tutte le componenti della maggioranza a Palazzo Gentile in occasione del rimpasto di fine marzo e si avvale anche della benedizione (o, più propriamente, del benestare) dei maggiorenti baresi.
Allora perché a portare la croce di questa scelta indesiderata dovrebbe essere il solo Partito Democratico? Chi deve rendere conto dei disastri amministrativi? Perché le responsabilità politiche di continuità non dovrebbero ricadere anche su tutte le altre forze della maggioranza (componente abbaticchiana, Per Bitonto, Rete Civica, I Democratici, ecc.), che da troppi anni sono alla guida della città?
In soccorso e in controtendenza rispetto a una situazione ormai cristallizzata, sembra intervenire l’attività frenetica di un sedicente “genio della lampada”, assiduo frequentatore di Palazzo Gentile, che, con perfetta nonchalance, si erge a paladino nell’organizzare l’alternativa a Ricci, partendo, evidentemente, dall’isolamento del Partito Democratico.
Ed ecco perché, in questi giorni, si moltiplicano riunioni riservatissime, anche con forze politiche d’opposizione (sic), e incontri bilaterali aventi ad oggetto una candidatura a sindaco che, a quanto risulta, viene sempre generosamente dispensata.
Dal “siamo tutti sindaci” del 2012 al “siamo tutti candidati sindaco” del 2027.
Siamo, evidentemente, a “Scherzi a parte”.
















