Il 2026 è alle porte e la politica locale comincia a fare la conta in vista delle amministrative 2027.
La volontà dell’attuale primo cittadino, Francesco Paolo Ricci, di ricandidarsi non è certo un mistero. Del resto accade praticamente sempre, ovunque. E di solito, difficilmente, il sindaco uscente manca l’obiettivo della rielezione.
Ma la battuta che subito dopo ci si sente dire, da qualcuno nei corridoi, è sempre la stessa:
“E c’ uava candideu?”
La maretta è ormai evidente. A cominciare dal gruppo più numeroso, quello del Partito Democratico: nonostante i video sul cantiere della Sp231 pubblicati dal segretario cittadino Nino Colasanto, pare che gli umori non siano affatto dei migliori. La sua presenza e la sua elezione avrebbero dovuto rappresentare, nei fatti, una sorta di “garanzia” per la rimozione di Francesco Brandi (che faceva parte della mozione facente capo all’ex assessora Angela Scolamacchia) dal ruolo di assessore.
Brandi, però, è ancora al suo posto. E questo ha prodotto reazioni che sarebbe un errore sottovalutare: da un lato comunicati e manifestazioni sotto Palazzo di Città, nei giorni scorsi, con una critica feroce all’impiantistica sportiva – delega proprio di Brandi – che, paradossalmente, sembra essere una delle poche cose arrivate davvero a buon punto in città, nonostante tante scadenze superate da tempo.
Il 23 dicembre arriva la punta dell’iceberg. Due consiglieri comunali – Bratta e Vaccaro – si assentano dal Consiglio comunale. A intervenire subito è il presidente del Consiglio, il piddino Domenico Pinto, che sui social scrive: “Ogni giorno che c’è Consiglio comunale mi capita di sostare in Aula da solo prima che tutto cominci. Non di rado penso ai sacrifici, all’impegno, al desiderio che tanti di coloro che provano a sedere su questi banchi ci mettono durante la campagna elettorale e nei giorni in cui esercitano le funzioni. Penso a tutto questo mentre raccolgo presenze, assenze, comunicazioni di ritardi… Penso al servizio che si rende alla propria comunità e al bene comune e penso che svolgere il ruolo di Consigliere comunale, stando dalla parte di chi può alzarsi, discutere, parlare, confrontarsi e dire quello che vuole senza bisogno di misurare le parole e armato solo delle armi della dialettica e del dialogo, sia il più bel ruolo del mondo. Dobbiamo sempre essere degni di tutto quello che da questa comunità riceviamo”.
Ed è proprio lì che si contano gli assenti: nove.
Tolti i due dem e Gesualdo, assente per viaggio di nozze, all’appello mancano anche Putignano, Lorusso, Acquafredda, Scauro. Poi, nel corso dei lavori, vanno via anche Altamura e Labianca.
È qui che scoppia la rissa – verbale – nei gruppi WhatsApp della maggioranza. Perché altri due consiglieri di maggioranza avrebbero dovuto lasciare l’aula per impegni di lavoro presi in precedenza e invece sono stati costretti a restare incollati alla sedia fino alla fine del Consiglio. Un Consiglio comunale, quello del 23 dicembre, in cui persino l’opposizione si è concessa il lusso di temporeggiare, vista l’evidente difficoltà della maggioranza.
Al centro del dibattito finisce anche l’assessore alla Pubblica istruzione Christian Farella: tra faldoni impolverati, recite natalizie una dietro l’altra a cui non può mancare – pena l’offesa delle maestre – e manifestazioni istituzionali con tricolore sempre ben in vista, è stato lui a incassare tutti gli strali dell’opposizione sul tema della mensa scolastica. Senza ricevere neppure una parola di conforto dal duo Mangini–Avellis, unici rappresentanti del suo mondo politico abbaticchiano rimasti stoicamente in aula.
Cosa sarà del domani? Tutto dovrebbe decidersi oggi, quando è prevista una riunione tra il sindaco e l’intera coalizione che lo sostiene (?), nel tentativo di trovare una quadra che non scontenti nessuno e consenta di traghettare l’amministrazione fino alla fine del mandato.
I mal di pancia, però, non mancano neppure a destra. Nell’ultimo Consiglio comunale è stata la consigliera Rossiello, dopo aver chiesto cosa contenesse la “bomboniera” natalizia sui banchi, a rivolgersi al presidente con un invito secco: “Al nostro capogruppo datela voi, che noi non possiamo.”
Un riferimento tutt’altro che velato – e accolto con più di un sorriso sotto i baffi – al consigliere Ivan Lorusso. Dopo aver perso il suo gruppo di riferimento nel circolo locale di Fratelli d’Italia, dove Damascelli ha fatto manbassa con i suoi, Lorusso ha scelto di spostarsi verso la Lega durante le ultime regionali.
Presenza nel comitato elettorale di Fabio Romito (poi eletto consigliere regionale), partecipazione attiva e cori da stadio – “Mat-te-o! Mat-te-o!” – sotto il palco del vicepremier nella sua rapida visita bitontina dello scorso novembre.
Insomma, permetteteci di aggiungere al ragionamento di Pinto una considerazione finale: fare il consigliere comunale per un misero gettone da poco meno di 30 euro non lo ha prescritto il medico a nessuno.
Forse sarebbe arrivato il momento, per tutti, di fare un passo indietro e ripartire nel 2026 con un vigore nuovo, autentico, per la crescita e lo sviluppo della città.
Che – salvo pochi e fulgidi esempi di buone prassi – lentamente muore.
O forse è già morta.

















