Prima dei numeri, delle delibere, delle schermaglie politiche e delle votazioni, il presidente del Consiglio comunale Domenico Pinto ha scelto di aprire l’ultima seduta con un gesto simbolico: un dono rivolto a consiglieri e assessori, accompagnato da un richiamo al senso più profondo del confronto istituzionale.
Pinto ha consegnato all’assise l’enciclica di Papa Leone, Magnifica Humanitas, definendola poi sui social «uno spunto di senso per questa estate».
Una riflessione, ha spiegato, «sulla custodia della persona umana che vale per tutti, credenti e non credenti, destinata alle persone di buona volontà».
Già in aula, il presidente aveva chiarito il senso del gesto.
«Ricordo a tutti che questa è una sede istituzionale, quindi laica per definizione» aveva detto, sottolineando come, al di là delle convinzioni morali e religiose di ciascuno, resti un messaggio fondamentale: «Edificare la città dove l’umanità può abitare insieme». Da qui l’invito al dialogo «fra tutti gli uomini, di qualunque religione, razza, sesso e lingua».
Una premessa quasi profetica, alla luce del clima che avrebbe poi attraversato la seduta. Nel post pubblicato il giorno successivo, Pinto non ha nascosto l’amarezza: «I lavori del Consiglio mi hanno confermato di quanta necessità di umanità ci sia, non solo nel mondo ma anche vicino a noi, anche in seno al Consiglio stesso».
Il presidente ha richiamato il rispetto dei ruoli e delle persone, criticando «l’incapacità di saper spegnere i fuochi» e la tentazione di soffiare sulle polemiche «per quei tre minuti di celebrità».
Parole che suonano come un monito rivolto a tutta l’aula, in una fase già segnata dall’avvicinarsi della campagna elettorale.
«Abbiamo necessità di trovare un modo per vivere insieme, confrontandoci serenamente, senza eccedere mai, perché siamo di esempio per tutta la popolazione e i cittadini», ha scritto ancora Pinto, riconoscendo che la gestione del Consiglio diventa «sempre più complessa» anche perché molti sono già in campagna elettorale.
Per il presidente, Magnifica Humanitas può essere letta come «un manifesto, un programma elettorale per qualunque amministrazione, di centro, di destra, di sinistra, nazionale o locale».
Un invito garbato, ma netto: prima delle bandiere, servirebbe ritrovare misura.
















