Torna ad aleggiare lo spettro del voto di scambio sulle ultime consultazioni elettorali pugliesi. A riaccendere il dibattito è Domenico Damascelli, candidato di Fratelli d’Italia e primo dei non eletti secondo le proiezioni ufficiose di Eligendo, che in un’intervista a la Repubblica Bari ha parlato apertamente di presunti episodi di condizionamento del consenso, evocando l’uso di «buoni spesa» e «compensi per rappresentanti di lista» come strumenti per orientare il voto.
Come riportato su La Gazzetta del Mezzogiorno, l’ex consigliere regionale – che ha fatto della legalità uno dei punti cardine della sua campagna – ha ribadito di aver denunciato pubblicamente tali pratiche già durante i comizi elettorali: «Nelle ultime Regionali, e non solo, ho parlato più volte di operazioni di mercimonio ai danni dei pugliesi più fragili», ha spiegato.
Damascelli ha precisato di non voler lanciare accuse generiche, ma di ritenere che il fenomeno non sia del tutto scomparso, nonostante il lavoro di contrasto portato avanti dalla magistratura, soprattutto dopo l’inchiesta “Codice Interno”. «Se mi chiameranno i magistrati – ha aggiunto – ripeterò quello che ho detto su tutti i palchi della Puglia».
Nell’intervista a Repubblica, Damascelli si dice inoltre fiducioso in un possibile ripescaggio in Consiglio regionale, contestando il calcolatore elettronico di Eligendo.
Alle sue dichiarazioni ha fatto eco Michele Laforgia, leader de La Giusta Causa ed ex candidato sindaco di Bari, che – come riportato dalla Gazzetta – invita a non minimizzare il problema: «Fenomeni di questo tipo non nascono e muoiono in pochi mesi. Esiste un problema strutturale di composizione delle liste, organizzazione del consenso e mercato dei voti».
Sul tema pesa anche il monito del procuratore aggiunto di Bari, Francesco Giannella, che davanti alla Commissione parlamentare antimafia ha parlato del rischio di una pericolosa “assuefazione” sociale. Un passaggio ripreso da Laforgia, che sottolinea come la repressione penale non basti: «Politica e società civile devono trovare un modo per venirne fuori».

















