Continuano le reazioni agli atti vandalici di piazza Cattedrale di giovedì sera. Ad intervenire è anche l’assessore alle Politiche Culturali Rino Mangini, che sottolinea le carenze legislative italiane in tema di prevenzione del disagio giovanile: «Giovedì sera fui allertato da solerti cittadini nel mentre i minorenni si divertivano a lanciare il casco contro il nostro patrimonio culturale. Immediatamente con il sindaco abbiamo allertato le forze dell’ordine, intervenute in poco tempo per fare il loro dovere. Che non è mandare in galera i minorenni (è uno dei commenti più gettonati), né quello di prendere a randellate i ragazzi, né attivare misure di coprifuoco per gli under 18. Il loro dovere è applicare la legge. E in Italia la Legge, le leggi, sono “fragili” rispetto al tema del “disagio giovanile”. Sì, qui siamo “oltre” una mera questione di Legge».
Continua l’assessore: «Ho letto molti commenti, diverse analisi, alcune condivisibili. Leggo anche le solite e puntuali strumentalizzazioni politiche di chi oggi giustamente punta il dito contro questa amministrazione, rea di “restare a guardare”; eppure sono gli stessi che quando l’amministrazione (anni 2012-2022) fece letteralmente “esplodere” il Centro Antico, puntavano il dito contro dicendo che “si pensava troppo al centro antico”. Sono contraddizioni lampanti, o no? Ora, a me non interessa fare polemica, perché gli episodi indecorosi sono tanti e sono ben distribuiti negli ultimi 30 anni. A me interessa capire cosa possiamo fare. Qui, oggi, noi. Non noi amministratori. Noi come Comunità».
«Certo questi ragazzi ci danno fastidio. Non li sopportiamo. Li temiamo pure. E ne abbiamo tutte le ragioni – continua Mangini – Ma non possiamo farne a meno. Nel senso che ritorneranno nelle piazze, in largo villa e in ogni altro luogo di frequentazione. Non possiamo eliminarli come si elimina una macchia dal vetro. Forse, e sottolineo forse, dovremmo approcciare il problema – perché è un serio problema sociale, non locale, ma nazionale – in maniera diversa, meno divisiva. Il comune può fare delle cose, alcune sono già in essere, ma non può mai bastare. La Polizia Locale può presidiare meglio, ma non puoi mai bastare a presidiare tutto. Le telecamere possono registrare di più, ma non possono fermare le persone. Stiamo vivendo un pessimo periodo storico e le notizie che leggiamo quotidianamente ci preoccupano. Uno dei grandi problemi dei pre e degli adolescenti è quello dei modelli. Chi sono i modelli di questi ragazzi? Dove possono trovare i loro modelli? Nelle loro famiglie ce ne sono? A scuola ce ne sono? Nella Comunità esistono modelli? Questa nostra Comunità, che giustamente si indigna e si vergogna (o punta l’indice per far vergognare altri) è un modello per questi ragazzi? Dico sommessamente la mia. No, non siamo un modello. Lo dico senza problemi. Per troppo tempo ogni agenzia educativa ha scaricato sulle altre, e quasi sempre il collo di bottiglia è stato il Comune, e chi lo amministra. Non siamo un modello perché siamo divisi su tutto, anche sulle cose che fanno bene alla città (ho ricordato, appunto, di quando si veniva attaccati politicamente e mediaticamente solo perché il centro antico pullulava di vita). Non siamo nemmeno più capaci di andare oltre l’indignazione sui social, comodamente seduti alla poltrona di casa. Eppure, insieme e uniti, abbiamo dato prova di poter rappresentare un’alternativa alla “desertificazione socioculturale” dell’oggi. Eppure, se riuscissimo a re-unire le forze, potremmo riconquistare anche l’attenzione di questi ragazzi. Chissà?! È un percorso duro e complicato, che ha bisogno di tempo. Ma bisogna iniziare da qualcosa, da qualche parte».
Conclude l’assessore: «Allora ben venga la bravata di piazza Cattedrale, se riuscirà a smuovere le coscienze di ognuno, a far muovere dalle poltrone di casa, a stimolare una reazione collettiva. Una reazione costruttiva, perché a distruggere non ci vuole nulla, e ci pensano già gli altri. Io, come assessore alle Politiche Culturali, non ho ricette magiche, né poteri nascosti; posso solo riprendere in mano alcuni progetti che hanno avuto successo in passato – certo che non sempre le cose che hanno funzionato una volta possano funzionare sempre –, fare sintesi delle migliori idee emerse nelle Charrette, accogliere le migliori idee fattibili e sostenibili, e provare a coinvolgere sempre e comunque. Abbiamo un disperato bisogno di un nuovo “Patto” tra istituzioni e tra cittadini; solo in questo modo potremo affrontare il problema nella sua complessità. Abbiamo bisogno di tornare a vivere la città, le sue piazze, i suoi spazi. Lo vogliamo veramente?».
















