“Voci di paese. Forme di comunicazione orale tra gli anni ‘50 e ‘60 del XX secolo”, l’ultimo libro di Carmela Minenna, docente nonchè presidente del Centro ricerche di storia e arte bitontina, racconta l’identità di ‘un’ paese e di tanti paesi, delle sue figure marginali, dal venditore ambulante al banditore, dall’artigiano itinerante alla macchietta di paese, tutte chiamate a mettere in scena un segmento di storia. È la storia di una Italia del Sud che, appena reduce dai confitti mondiali, “scrive’ di sé e della sua civiltà contadina con la parola sussurrata, gridata, riecheggiata, di piazza in piazza, di vicolo in vicolo.
La presentazione. Il volume, edito da “Secop edizioni” di Peppino Piacente, sarà presentato oggi pomeriggio, alle 18.30, alla Sala degli specchi del Comune. In un incontro moderato dal giornalista Michele Cotugno e dove ci saranno i saluti del sindaco Francesco Paolo Ricci e dell’assessore alle Politiche culturali Rocco Mangini, dialogheranno con l’autrice, oltre all’editore, anche il giornalista Marino Pagano e Nicola Pice, presidente della Fondazione “DePalo-Ungaro”.
Il libro. «Questa pubblicazione – sottolinea proprio Minenna – nasce da un progetto di memoria. Una memoria di lingua e una memoria di civiltà. Si propone di salvaguardare il patrimonio immateriale della lingua attraverso il recupero di tutte le espressioni vernacolari, i richiami dei venditori ambulanti, le formule rituali dei banditori che si ascoltavano di piazza in piazza e di vicolo in vicolo fino alla metà del secolo scorso. Queste voci di paese non sono state elencate, bensì inserite in tanti micro racconti di comunità che ricostruiscono la quotidianità di tanti centri dell’Italia meridionale, Bitonto compreso, dando un volto e un nome a tante figure ormai scomparse. E penso al venditore pubblico, al banditore pubblico, alla venditrice della grattachecca, la pannivendola, il conciapiatti, il postino, il riparatore di ombrelli. Le loro parole erano gridate lungo le strade e sono state raccolte in questa pubblicazione, diventando così un vero e proprio fitro per rivivere gli appuntamenti con il mercato stagionale, la gastronomia locale, il rito del bucato o della conserva di pomodoro, le tradizioni popolari e gli spazi del sacro. Per Bitonto, per esempio, parliamo della sagra dei Santi Medici, della compagnia a piedi di san Michele, dei riti di propiziazione della pioggia per il Cristo nero. In questa pubblicazione, quindi, ho voluto far incrociare voci e volti che altrimenti sarebbero stati condannati alla dimenticanza e che invece vanno salvaguardati e recuperati». Secondo lo stesso Nicola Pice, che ha curato la prefazione del libro, abbiamo «un levarsi di voci in grado di attivare dinamiche memoriali, di evocare situazioni di vita e relazioni sociali, di avviare operazioni di identità. Voci che parlano della natura, della terra, degli alberi, delle piante, dell’acqua, degli animali; parlano di un altro rapporto con il lavoro, con la tecnica, con lo scambio».
Il testo è vivacizzato da foto d’epoca e da disegni inediti realizzati dal professor Giuseppe Fioriello.
















