Un’opera rimasta per secoli quasi dimenticata nella sacrestia della Chiesa Madre di Turi è tornata a occupare un posto centrale nel patrimonio storico e artistico pugliese. Si tratta della pala d’altare raffigurante la Vergine in gloria tra i Santi Fabiano e Sebastiano, recentemente restaurata e attribuita al pittore bitontino Nicola Gliri, tra gli esponenti più significativi della pittura regionale del Seicento.
La tela è stata ricollocata nella cappella di Sant’Oronzo Vescovo, protettore di Turi, anticamente dedicata a San Giuseppe. Un ritorno alla posizione originaria che conclude un articolato percorso di ricerca, catalogazione e recupero conservativo.
A ricostruire la storia del dipinto è stato Stefano de Carolis, militare dell’Arma dei Carabinieri, saggista e giornalista, che ha condotto le indagini archivistiche e curato lo studio attributivo dell’opera. Il valore della pala era stato già intuito in passato dal compianto don Vito Ingellis, ma solo le verifiche più recenti hanno consentito di fare piena luce sulle sue origini.
Un passaggio decisivo è arrivato dall’esame di un documento del 1643 conservato nell’archivio diocesano. All’interno dell’atto, de Carolis ha individuato la fondazione di uno spazio dedicato a San Sebastiano. La presenza del santo, soldato romano e guardia pretoriana martirizzata sotto l’imperatore Diocleziano, rappresenta un elemento particolarmente significativo per la storia religiosa di Turi, dove fino ad oggi non erano emerse testimonianze così precise sulla diffusione del suo culto.
A rafforzare l’attribuzione ha contribuito anche il riaffiorare di uno stemma araldico sul margine inferiore della tela, emerso durante le operazioni di pulitura. Lo stemma è stato ricondotto alla famiglia Lezza, nobile casato locale che avrebbe commissionato l’opera.
Sul piano stilistico, l’analisi ha condotto al nome di Nicola Gliri, pittore nato a Bitonto e attivo nel Seicento. La sua produzione si inserisce nella tradizione della pittura sacra meridionale, caratterizzata da un linguaggio devozionale intenso, da una composizione solenne e da una particolare attenzione alla dimensione simbolica delle figure rappresentate.
Il restauro, eseguito da Rosanna Guglielmi, ha consentito di recuperare colori, dettagli e significati iconografici prima difficilmente leggibili. Al centro della composizione compare la Vergine, rappresentata come Madonna del Latte e in Gloria, mentre offre la grazia spirituale ai santi Fabiano e Sebastiano.
San Fabiano, ventesimo pontefice della Chiesa di Roma, morì nel 250 dopo Cristo durante le persecuzioni dell’imperatore Decio. San Sebastiano è invece raffigurato secondo la tradizionale iconografia del martire trafitto. Sullo sfondo compaiono anche Irene, intenta a curare le ferite del santo con un vasetto di unguenti, e Lucina, figura legata alla pietà cristiana e alla sepoltura dei martiri perseguitati.
Lo svelamento ufficiale della pala è avvenuto il 14 maggio 2026 nella Chiesa Madre di Turi. De Carolis, impegnato a Torino per il Salone internazionale del Libro, non ha potuto partecipare personalmente, ma la sua relazione critica è stata letta integralmente durante la cerimonia.
All’incontro hanno preso parte il vescovo Giuseppe Favale, il parroco don Luciano Rotolo, che ha seguito l’iter con la Soprintendenza, e Angela Alberotanza, in rappresentanza del Rotary Club Putignano Grotte e Trulli, che ha finanziato l’intervento conservativo.
Il recupero restituisce dunque alla Puglia un’importante testimonianza della propria storia religiosa e artistica e riporta l’attenzione su Nicola Gliri, pittore bitontino la cui produzione continua a emergere attraverso studi, restauri e nuove attribuzioni.















