C’è anche un pezzo di Bitonto tra i colori e le tele del Premio “Giuseppe De Nittis – Sarò Pittore”, organizzato domenica scorsa nei giardini del Castello di Barletta dall’associazione Divine del Sud, guidata dalla giornalista Francesca Rodolfo, e patrocinata daRegione Puglia, Provincia di Barletta-Andria-Trani, Comune di Barletta e Rotary Club di Barletta. Alla quinta edizione dell’estemporanea, inserita nelle celebrazioni per i 180 anni dalla nascita del maestro, hanno preso parte tre artiste bitontine: Maria Barone, Lorenza Picciotti e Maria De Marzo.
Un evento che cresce anno dopo anno, richiamando pittori da tutta Italia, e che quest’anno ha scelto come filo conduttore “Colazione in giardino”, tema che inevitabilmente rimanda alle atmosfere intime e luminose dell’impressionismo di De Nittis. Proprio su questo spunto le tre artiste hanno costruito visioni diverse, personali, profondamente legate alla sensibilità contemporanea.
Maria Barone ha scelto di raccontare un’idea di libertà e contemplazione: una figura femminile immersa nel verde, sospesa tra terra e mare. “Mi sono ispirata al giardino, ai fiori, ma anche al mare che amo molto – spiega –. È una colazione che diventa esperienza, un momento bello da vivere nella natura”. Il suo quadro guarda lontano, letteralmente, verso l’orizzonte, come se il gesto semplice del mattino diventasse un atto di riconnessione con sé stessi.
Di tutt’altra cifra il lavoro di Maria De Marzo, che affonda nella quotidianità più viva e mediterranea. La sua protagonista, elegante e disinvolta, si concede un piatto di pasta con un’espressione che è tutta piacere e leggerezza. “Ho voluto rappresentare un momento di vita reale – racconta –. La bellezza mediterranea e la gioia semplice di un gesto comune”. Qui la “colazione” si fa provocazione, quasi uno scarto ironico rispetto al tema, ma perfettamente coerente con uno sguardo moderno.
Lorenza Picciotti, invece, sceglie la strada della memoria e dell’omaggio colto. La sua opera immagina una Leontine Gruvelle – moglie di De Nittis – colta in un momento intimo, mentre sfoglia simbolicamente la vita del pittore. “È un tributo a uno dei maestri che mi ha trasmesso l’amore per l’impressionismo”, spiega. Un lavoro più narrativo, dove il giardino diventa luogo della memoria e della riflessione.
Tre interpretazioni, tre linguaggi, un unico punto di partenza. Ed è proprio qui che si misura la forza di eventi come questo: nella capacità di tenere insieme tradizione e presente, senza trasformare l’omaggio in copia, ma lasciandolo diventare terreno fertile per nuove visioni.















