DI SILVANA ROSSIELLO
Si è svolto il 23 aprile, al Teatro Vittorio Bari, un appuntamento intenso e carico di suggestioni nell’ambito della rassegna “A squarcia cuore”, giunta alla sua seconda edizione e organizzata dalla Fondazione Vittorio Bari.
Protagonista dell’incontro è stata l’opera poetica “D’amore chiodi e silenzio” del poeta Michele Carniel, che ha accompagnato il pubblico in un viaggio profondo tra spiritualità, inquietudine e ricerca interiore.
L’evento si inserisce in un percorso culturale, che punta a restituire centralità alla parola poetica, intesa non solo come forma espressiva, ma come strumento di indagine dell’esistenza. In questo contesto, la voce di Carniel si è distinta per la sua capacità di attraversare i territori più intimi dell’animo umano, restituendo immagini potenti e spesso dolorose, ma sempre tese verso una possibilità di senso.
La silloge rappresenta il compimento di una trilogia poetica iniziata con Tra il Piave e la Luna, opera legata alla dimensione della terra e della memoria, e proseguita con Strategia del respiro, raccolta più eterea, fatta di riflessioni e “fotografie emotive”. Con quest’ultima pubblicazione, Carniel approda a una dimensione ancora più interiore e spirituale, segnata da una costante tensione verso l’assoluto e da un dialogo, a tratti conflittuale, con il divino.
Tre sono i pilastri che sorreggono la sua poetica: il silenzio, l’amore e i chiodi. Il silenzio è lo spazio necessario per ritrovarsi, una dimensione quasi “oltreumana” in cui l’individuo può ascoltare se stesso. L’amore diventa invece forza generativa e distruttiva insieme, dono totale che implica perdita e rinascita. I chiodi, infine, rappresentano la precarietà dell’esistenza, il peso del quotidiano e il segno tangibile di una fede fragile, sospesa tra dubbio e bisogno di salvezza.
Durante l’incontro, è emersa con forza anche la dimensione biografica del poeta. Di professione perito tecnico e impiantista navale, Carniel vive la scrittura come un’urgenza che nasce nei momenti più inaspettati: durante i viaggi, nella fatica fisica, nelle pause della quotidianità e soprattutto nei silenzi. Le sue radici affondano nella figura del padre, che negli anni ’80 scriveva poesie nel deserto iraniano, lasciando un’impronta profonda nel suo immaginario.
Il suo percorso stilistico è segnato da un’evoluzione evidente: da una scrittura inizialmente istintiva e grezza, a una parola più cesellata e consapevole, grazie anche all’incontro con figure fondamentali nel suo cammino, come il poeta irpino Armando Saveriano, con cui ha instaurato un rapporto quasi filiale.
Nonostante la durezza di alcune immagini , la sofferenza, le “lacerazioni interne”, il senso di un “quotidiano morire”, la poesia di Carniel non rinuncia alla speranza. Emblematico il verso che più lo rappresenta: “soffro di un male che ha come sintomo la vita”, sintesi di un’esistenza vissuta tra inquietudine e desiderio di significato.
La serata ha confermato il valore della rassegna “A squarcia cuore” come spazio di incontro autentico tra autore e pubblico, dove la poesia torna a essere esperienza condivisa, capace di offrire uno spiraglio di luce nel buio del presente.















