Si è concluso da poco il progetto “Attraversando lo specchio “, rivolto agli studenti del triennio del liceo “Carmine Sylos” e promosso dai professori Lucia Elia e Antonio Interesse con la collaborazione della professoressa Marirosa Pagone. Il percorso ha integrato narrazione autobiografica e fotografia come strumenti di esplorazione dell’identità personale e della realtà sociale.
Quali erano gli obiettivi del corso? Sviluppare la consapevolezza di sé, le competenze emotive e relazionali e l’educazione all’immagine come linguaggio espressivo e comunicativo.
Gli studenti sono stati coinvolti in attività di riflessione sul sé e sulle emozioni, attraverso una condivisione guidata e l’uso dello strumento fotografico. Lo storytelling fotografico ha permesso di unire immagini e testi in un percorso di rielaborazione personale. Alla fine del corso è stata allestita una mostra con le foto e i testi degli alunni sul tema del sé , l’altro e il mondo.
Il progetto ha avuto un impatto profondo sul vissuto degli studenti, trasformandosi in un’esperienza di crescita personale oltre che formativa.
“Da studentessa, posso dire che questo percorso è stato diverso da qualsiasi altra attività scolastica. Non si trattava solo di “fare qualcosa”, ma di fermarsi e guardarsi dentro. All’inizio non è stato facile parlare di sé o affidare a un’immagine un pensiero personale. Costruire il mio foto-racconto mi ha aiutato a capire che anche le esperienze più semplici possono raccontare molto di chi siamo. Condividere il lavoro con i compagni, ascoltare le loro storie e vedere le nostre fotografie esposte a scuola mi ha insegnato quanto sia importante raccontarsi, imparare a guardare gli altri senza giudizio e riconoscere valore alle proprie emozioni — competenze che restano, anche quando il progetto finisce.


Ammetto che rispettare le consegne richieste non è stato semplice, ma ancora più complesso è stato interrogarmi su cosa siano il “sé”, l’“altro” e il “mondo”, soprattutto quando non ci si è mai posti simili domande.
È proprio da questa difficoltà che sono partita, scavando dentro di me alla ricerca di risposte. Ho compreso che non è il contesto a definire il valore di ciò che osserviamo, ma le sue caratteristiche e il significato che decidiamo di attribuirgli. Spesso ciò che appare più semplice è anche ciò che nasconde le peculiarità più profonde.
Da qui nasce una domanda spontanea: chi siamo quando ci osserviamo, quando siamo osservati dagli altri e quando osserviamo il mondo che ci circonda?
Ripensando alla risposta che avrei dato prima di intraprendere questo percorso, mi rendo conto di essere cambiata radicalmente, di essere diventata un’altra persona. In passato cercavo nello specchio una conferma, un’immagine capace di definirmi; oggi, invece, nessuna definizione mi basta. Il modo in cui mi guardo non è più lo stesso, perché ho compreso che lo sguardo non si limita a dire chi sono, ma influisce su chi sto diventando.
Attraversare lo specchio ha significato per me oltrepassare un muro: quello che mi separava dalle mie fragilità e incertezze. Accettarle come parte della normalità ha voluto dire espormi alla possibilità di non riconoscermi immediatamente, imparando che la conoscenza di sé non è un punto di arrivo, ma un movimento continuo.
Questo progetto, quindi, non si è configurato come un semplice compito da svolgere, ma come una soglia da varcare. Un’esperienza che mi ha spinta a interrogarmi su ciò che solitamente resta implicito e su cui raramente si riflette: il rapporto con se stessi, con l’altro e con il mondo”.
(Maria Antonietta Sblendorio
Marianna Dachille IV B Liceo Classico)

















