Non solo musica, quest’anno, all’Oltre Lirica Music Festival – Classic & Contemporary, giunto all’ottavo anno. Ad aprire la rassegna musicale, una mostra fotografica, che si conclude oggi e che punta a mantenere alta l’attenzione verso il genocidio ancora in corso in Palestina. Una tragedia ancora in corso, nonostante la falsa tregua in corso abbia fatto calare la luce dei riflettori internazionali. La mostra, dal titolo “Gaza, immagini di una terra sospesa”, gli scatti del fotoreporter palestinese Saher Alghorra, che nel giugno 2025 ha ricevuto il Visto Umanitario d’Oro del CICR per la serie “We Have No Escape”, un lavoro che documenta con straordinaria forza visiva il conflitto a Gaza e la resilienza dei civili. Rimasto nella Striscia dall’inizio delle ostilità, Alghorra continua a raccontare attraverso le sue immagini la sofferenza, la paura e la dignità delle persone coinvolte, offrendo uno sguardo autentico e coraggioso riconosciuto a livello internazionale.
Intervenuti a Bitonto per presentare l’esposizione Mohammad Afaneh, presidente della comunità palestinese di Puglia e Basilicata, e il sociologo e criminologo Domenico Mortellaro.
Una tragedia, quella palestinese, iniziata non il 7 ottobre 2023, ma ben ottanta anni fa, come ha ricordato Afaneh, il cui nonno fu tra le migliaia di vittime della Nakba, il grande esodo forzato della popolazione palestinese del 1948, quando, in conseguenza della fondazione dello stato di Israele, oltre 700mila arabi palestinesi furono costretti ad abbandonare città e villaggi e, successivamente, si videro rifiutare ogni loro diritto al ritorno nelle proprie terre.
Afaneh, condannando il massacro del 7 ottobre come ogni azione che coinvolga civili innocenti, ha ricordato le atrocità commesse dalle forze di occupazione israeliane, responsabili della deliberata distruzione di case, scuole, ospedali, università: «Vogliono distruggere l’identità, la cultura e il futuro del popolo palestinese. Per questo hanno bombardato le scuole, le università, gli ospedali».
Afaneh ha anche ricordato la deliberata mattanza dei giornalisti palestinesi «scomodi testimoni della verità, da silenziare a tutti i costi».
Per il presidente della comunità palestinese, difendere la causa palestinese significa difendere la libertà di tutti noi da chi vuole impedire ogni legittima critica al governo di Israele strumentalizzando l’infamante accusa di antisemitismo.
Concetti ribaditi anche da Mortellaro, che ha sottolineato come, dall’inizio di quella che sarebbe dovuta essere una tregua, sono stati tanti i morti causati dalla brutalità delle forze armate israeliane e dai coloni. Da quella che viene definita “unica democrazia del Medio Oriente” ma che è colpevole di innumerevoli crimini contro l’umanità, oltre che di un regime di occupazione che dura da decenni: «A massacrare tanti giornalisti è stata l’unica democrazia del Medio Oriente. A sterminare medici, professori, docenti è stata l’unica democrazia del Medio Oriente. A radere al suolo città, ospedali, suole, reparti di ostetrica, campi profughi è stata l’unica democrazia del Medio Oriente».
Per Mortellaro la soluzione “due popoli, due stati” è una presa in giro: «Dove dovrebbe sorgere questo nuovo stato palestinese? Sarebbe solo un nuovo regime di apartheid senza che ai palestinesi sia garantito il diritto di ritorno alle proprie terre».

















