A Bitonto la Settimana Santa non si annuncia soltanto con l’apertura delle chiese o con il passo dei portatori. Si annuncia soprattutto con la musica. Con quelle marce funebri che sono molto più di un accompagnamento liturgico: sono una lingua familiare, un patrimonio cittadino, un’eredità che si tramanda da oltre un secolo e che continua a vivere grazie alle bande.
Le marce funebri bitontine sono considerate tra le più antiche della tradizione pugliese. Furono composte tra il 1860 e il 1891 da maestri come Michele Carelli, Ernesto Abbate, Davide Delle Cese, Pasquale La Rotella, Francesco Paolo Vacca, Francesco Paolo e il canonico Pietro de Renzio. Rispetto ad altre grandi piazze pugliesi come Ruvo, Taranto e Molfetta, la tradizione bitontina arriva prima, con un repertorio più antico e una cifra musicale riconoscibilissima.
Il primo appuntamento sonoro sarà questa sera, Giovedì Santo, con la Bassa Banda “Città di Bitonto” guidata da Michele Tarantino, per tutti “ù tammur”, che suonerà alla chiusura dell’altare della reposizione nei pressi della chiesa del Purgatorio. «Il primo suono, la prima intonazione musicale, è quella che eseguiamo il Giovedì Santo – racconta –. È lì che prende avvio il triduo pasquale. È l’annuncio delle processioni che arrivano». Il suo gruppo, composto da una decina di elementi tra ottavino, tamburi, casse e piatti, porta avanti una tradizione familiare antica. «Ci sono i miei figli, i miei nipoti, gli amici. Da cinquant’anni continuiamo quello che facevano i miei zii, che oltre cent’anni fa andavano a prendere le statue dei Misteri dalle nicchie della porta del Carmine». Il repertorio resta quello storico: “I Sepolcri” e soprattutto “la tradizionale”.
Domani, Venerdì Santo, le bande cittadine accompagneranno le statue della processione del mattino che esce da San Domenico, a cura dell’Arciconfraternita del Santissimo Rosario. La Filarmonica Bitontina, diretta dal maestro Nicola Cotugno, seguirà la culla; la banda “Davide Delle Cese”, diretta dal maestro Vito Vittorio De Santis, accompagnerà l’Addolorata; la banda “Tommaso Traetta”, diretta dal maestro Simone Mezzapesa, seguirà il Calvario. Per la processione serale di Gala del Purgatorio, curata dall’Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio, le bande si dispongono invece secondo la rotazione triennale: quest’anno la Filarmonica Bitontina avrà il Legno Santo, la Tommaso Traetta la culla, la Davide Delle Cese ancora l’Addolorata.
«Le nostre marce servono soprattutto ai portatori ad alleggerire un peso – spiega Nicola Cotugno –. La musica accompagna, come una preghiera, il senso del dolore, della fede, della religiosità». Non è solo una questione emotiva: «I portatori chiedono spesso che possiamo suonare l’undicesima marcia di Michele Carelli, perché è quella che forse maggiormente aiuta a cadenzare il passo». Per il maestro della Filarmonica Bitontina non c’è una spiegazione razionale a questo legame: «Siamo nati con queste tradizioni, la nostra memoria musicale è fatta di queste armonie». Anche quest’anno la sua banda si presenta con alcuni innesti di rilievo: il maestro Nicola Valenzano, solista di flicorno tenore dalla banda di Gioia del Colle, Pietro Chiaromonte, solista di flicorno tenore della banda di Conversano, e il bitontino Antonio Drimaco, flicornino della Banda nazionale dell’Esercito italiano a Roma. Ma Cotugno insiste soprattutto sul ricambio generazionale: «Abbiamo avuto nuovi ingressi di bimbi tra i cinque e i sei anni. Il bello è proprio questo: la socializzazione tra grandi e piccoli, è come se la banda fosse la società».
Anche per Vito Vittorio De Santis, guida della “Davide Delle Cese”, la Settimana Santa resta il momento in cui la banda si ricompatta. «C’è chi mi ha mandato messaggi, chi mi ha chiamato per dire con entusiasmo: “Maestro, conta pure su di me venerdì”». La sua formazione arriverà a quasi 60 componenti, tra musicisti storici, rientri e giovani promesse. Tra questi il cornista 13enne Luigi Capaldi, il 14enne Angelo Garofalo e Isabel De Santis, appena 11 anni, clarinettista e figlia del maestro. De Santis, negli ultimi anni, ha lavorato anche sul fronte della conservazione del patrimonio musicale cittadino, facendo scansionare, trascrivere in notazione moderna e digitalizzare tutti gli spartiti di Michele Carelli, oggi disponibili anche su piattaforme come YouTube e Spotify, oltre al recupero delle pergamene originali, restaurate e rilegate. «Un lavoro importante – sottolinea – per far conoscere a tutti la meraviglia di ciò che veniva composto dai bitontini nell’Ottocento e per portare avanti una tradizione che esiste grazie alle bande». Ma aggiunge anche una nota di realtà: «L’interesse c’è ancora nei bambini, meno tra adolescenti e giovani, più attratti da altro. Suonare in banda richiede pazienza, ascolto, tempo».
Sulla stessa linea il maestro Simone Mezzapesa, alla guida della “Tommaso Traetta”, che domani sarà dietro il Calvario al mattino e dietro la culla nella processione serale. «La nostra è una tradizione secolare. Per la settimana di Pasqua ciascuno dei 40 elementi della banda dimentica il resto del lavoro e si dedica a questo». Mezzapesa suona per il Venerdì Santo da 59 anni: «Ho cominciato da bambino. È bello vedere come le bande si siano evolute e come sia cambiata anche la società». Anche nella sua formazione ci sono stati nuovi ingressi di ragazzi tra i 12 e i 14 anni, soprattutto tra flauti e clarinetti. «Hanno subito voluto la divisa e si sono messi a studiare le marce funebri per non mancare all’appuntamento con i più grandi». Tra i compositori che più sente vicini, Mezzapesa cita Pasquale La Rotella: «Era del Novecento, ma guardava già avanti».

















