Ci sono legami che nascono per lavoro e poi, quasi senza accorgersene, diventano famiglia. È quello che è accaduto a Rodric e Sandrine, una giovane coppia camerunense che ha scelto come testimoni del proprio matrimonio proprio alcuni degli operatori del SAI di Bitonto, le persone che li hanno accompagnati nel loro percorso di integrazione in Italia.
A raccontare la storia è la cooperativa Auxilium, che segue il progetto cittadino.
Rodric e Sandrine vivono ormai da alcuni mesi in autonomia insieme ai loro due figli, arrivati dal Camerun lo scorso marzo grazie a un delicato percorso di ricongiungimento familiare portato avanti anche con il supporto del SAI.
Un cammino lungo, fatto di pratiche, attese, adattamento e fiducia reciproca, che nel tempo ha costruito un rapporto molto più profondo di quello professionale.
La scelta dei testimoni di nozze è stata, in fondo, il modo più naturale per suggellarlo.
«Ci siamo emozionati tutti al matrimonio di Sandrine e Rodric», racconta Mariarosa Uccelli, coordinatrice del progetto SAI di Bitonto. «Vedere oggi la loro felicità e quella dei loro figli, pensare alla fiducia che hanno riposto in noi, ai risultati che quella fiducia ha prodotto e al legame di amicizia che si è creato ci rende orgogliosi e contenti del nostro lavoro».
Uccelli aggiunge un ringraziamento che vale più di tante definizioni: «Grazie a Sandrine e Rodric, perché ci hanno fatto sentire sempre un porto sicuro per loro e per tutti coloro che accogliamo».
Oggi quella famiglia cammina con le proprie gambe, ma ha scelto di portare con sé, in uno dei giorni più importanti della propria vita, chi l’ha accompagnata nei passaggi più difficili.
E forse è proprio questo il significato più concreto della parola integrazione: arrivare, essere accolti, costruire relazioni e, un giorno, sentirsi abbastanza a casa da scegliere chi avere accanto mentre si comincia un nuovo capitolo.

















