Il 1° dicembre è iniziata, presso il FabLab Poliba, la prima edizione del corso Museo Scan, il primo percorso formativo dedicato a tutti coloro che desiderano approfondire la propria conoscenza sulle tecniche di digitalizzazione e ricostruzione bidimensionale e tridimensionale del patrimonio culturale. Il corso è promosso dal Politecnico di Bari nell’ambito del progetto Patti Territoriali per l’Alta Formazione delle Imprese. La scansione tridimensionale può essere impiegata per la didattica, lo studio archeologico comparativo, e soprattutto, per migliorare la fruizione e l’accessibilità del patrimonio culturale a persone con disabilità visiva mediante la prototipazione di modelli tattili e riproduzioni dedicate.
Per lungo tempo la reverse engineering è stata un esercizio di pazienza: misurazioni dirette con calibri e dime, rilievi a mano, fotografie di supporto, disegni bidimensionali e, nei casi più delicati, calchi fisici. Un metodo efficace, ma inevitabilmente lento e selettivo. La fedeltà dipendeva dall’esperienza dell’operatore, l’oggetto poteva essere manipolato più del necessario e la ripetibilità del risultato non era mai del tutto garantita. In ambito museale, inoltre, l’operazione di “copia” rimaneva spesso confinata a poche repliche, con costi e tempi che limitavano l’uso didattico e l’accessibilità.
La diffusione di strumenti digitali di ricostruzione ha cambiato profondamente la disciplina. La logica è la stessa del passato, risalire dalla realtà fisica al modello. L’acquisizione dell’oggetto avviene tramite la sua scansione e si configura come un nuvola di punti, che uniti producono la mesh, una volta corretta, semplificata e ricostruita si giunge alla prototipazione tramite stampa 3D. E’ qui che la reverse engineering non è più solo copia, ma anche archiviazione scientifica, condivisione controllata dei dati e produzione di repliche con caratteristiche calibrate.
Museo Scan propone una soluzione alternativa, ma attuale. di intendere il rapporto tra conservazione, ricerca e pubblico, dove il digitale non sostituisce l’opera, ma ne estende l’esperibilità.
















