Da un gruppo di studenti del Liceo Scientifico e Artistico “Galileo Galilei”, riceviamo e pubblichiamo.
Un appuntamento atteso, preparato e vissuto intensamente già da settimane: non è stato solo un incontro con l’autore, ma il punto d’arrivo di un percorso di lettura, di confronto, e anche di creatività, che ha coinvolto numerose classi della nostra scuola.
Nel corso dell’ultimo mese, abbiamo letto il romanzo accompagnando il protagonista, Marco Petrovici, nel suo viaggio di ritorno verso la terra natale.
Un viaggio per provare a guarire, per comprendere l’origine di un malessere improvviso e sfuggente — il “malbianco”, come quello che corrode le piante — ma anche un percorso di ricostruzione identitaria: i frammenti della storia familiare e quelli della Storia collettiva di un Paese, come l’ombra plumbea della seconda guerra mondiale, si intrecciano in un mosaico che solo Marco può ricomporre.
Anche noi studenti abbiamo provato a costruire un puzzle: interpretare, discutere, scoprire i significati nascosti. Ogni lezione è diventata laboratorio: idee a confronto, domande su appartenenza, memoria, ferite che si ereditano senza volerlo.
Particolarmente emozionante è stata la visione della video-testimonianza della figlia di un IMI (Internato Militare Italiano), proprio come il personaggio di Demetrio, nonno di Marco.
Le sue parole — semplici, ma profondissime — hanno mostrato come la Grande Storia continui a vivere nelle storie piccole, familiari che possono continuare ad essere raccontate.
Abbiamo riconosciuto nei ricordi di questa testimonianza la stessa tensione tra dolore e ricerca di identità che anima Malbianco.
A rendere l’esperienza ancora più ricca è stata l’esecuzione, da parte di un gruppo di studentesse, della ninna nanna yiddish “Numi Numi”, anch’essa simbolo, all’interno del romanzo, del tema della memoria familiare e del trauma intergenerazionale.
Una musica delicata, a tratti malinconica, che ha tentato di tradurre in suono la sensazione della sospensione, della paura e della rinascita. La letteratura è diventata musica, e la scuola, per un attimo, un luogo dove le arti dialogano liberamente.
L’autore Mario Desiati, noto scrittore Premio Strega 2022, ha dialogato con un pubblico numeroso e attento. Desiati non ha voluto lanciare “messaggi”, ma uno sguardo, come lo ha definito lui: l’invito a coltivare il desiderio della lettura.
Perché leggere, ha ricordato, permette “di fare un passo verso il mondo”, di avere stimoli e impulsi positivi, di costruire un modo nuovo di guardare ciò che ci circonda.
L’incontro è stato il culmine di un’esperienza che ha unito lettura, musica, testimonianze e dialogo.
L’auditorium della nostra scuola è diventato un luogo dove hanno danzato libere riflessioni e domande, alle quali l’autore ha risposto in modo diretto, generoso, profondo.
Ci siamo chiesti se il romanzo suggerisca che essere sopravvissuti a traumi condanni a un’instabilità perpetua, e quanto sia stato difficile per l’autore trasformare in racconto il tema della ferita generazionale. L’autore ha risposto che la sopravvivenza non è una condanna, ma una responsabilità: quella di non chiudere gli occhi, di creare un linguaggio nuovo per ciò che non è mai stato raccontato.
Infine, Desiati ha salutato gli studenti con una riflessione semplice ma potente: educare alla lettura significa educare alla speranza. Leggere permette di aprire orizzonti, di scoprire mondi che, altrimenti, resterebbero irraggiungibili.
E forse è questo il vero insegnamento che il Galilei porterà con sé: che un romanzo non si legge soltanto, ma si attraversa.
E quando la scuola diventa il luogo che rende possibile questo viaggio, allora la letteratura mantiene la sua promessa più bella: farci sentire un po’ più vicini a noi stessi.
















