«Con Renzo Arbore partecipai ad una trasmissione in cui io ero avvocato e lui giudice. Arbore mi disse che, insieme a me, ci voleva uno antipatico a farmi da controparte. Io proposi Frassica, ma per Renzo, anche lui era simpatico. E, dunque, proposi Michele Mirabella».
Lino Banfi ha raccontato, ieri, la sua vita dedicata all’arte della comicità, declinata al teatro di varietà, al cabaret, al cinema e alla tv. Lo ha fatto a Bisceglie per la diciassettesima edizione di Libri nel Borgo Antico, l’annuale rassegna letterarie che porta in Puglia oltre 150 autori da tutta Italia.
Banfi era tra gli ospiti di punto della prima giornata di incontri con gli autori. Sul palco della kermesse letteraria biscegliese ha presentato il suo libro “90, non mi fai paura”, edito da Harper Collins. E ha raccontato i suoi esordi, gli innumerevoli film, la vita insieme alla moglie Lucia, il suo incontro con Totò, l’amicizia con Domenico Modugno, le sue collaborazioni, tra gli altri, con Franco e Ciccio, Arbore e, appunto, Mirabella.
Era il 1990 e su Rai Uno andava in onda “Il caso Sanremo” programma di intrattenimento, trasmesso dal 27 gennaio al 24 febbraio, per cinque sabati in prima serata, Era condotto in vista del Festival di Sanremo 1990, da Renzo Arbore e Lino Banfi con la partecipazione di Michele Mirabella e Massimo Catalano.
«Per carità, Mirabella è un bravissimo giornalista, attore, conduttore, oltre che un grandissimo amico, però ha quest’aria da professore universitario e quindi lui faceva la parte dell’importante avvocato di origini americane e io, che facevo una comicità popolare che faceva ridere tutti, ero l’avvocato terra terra. La trasmissione fu bellissima».
















