Negli ultimi tempi importanti aree urbane di Bitonto sono interessate da lavori di rinnovamento ed ammodernamento che stanno cambiando il volto della città per renderla al passo coi tempi.
A questi interventi è auspicabile che se ne aggiungano altri mirati a recuperare un passato glorioso da valorizzare in una prospettiva di lungo termine. Fra i quali oggetto di un recupero opportuno quanto necessario potrebbe essere quel lungo tratto di mura che delimita la salita da Porta Lamaia a Piazza Castello, ancora ben conservato.
Risalenti alla fine del Cinquecento, quando fu risistemata ed ampliata la cinta difensiva tardo medievale, quelle mura sono un vero e proprio monumento non solo per l’ elegante imponenza ma per particolare conformazione: esse sono seghettate come testimoniano anche due mappe antiche in nostro possesso, una di Michele Angelo Azzaro e l’altra di un anonimo conservata a Roma e datata alla prima metà del Seicento. Simbolo di ricchezza e sicurezza, da oltre quattro secoli custodiscono i tesori artistici ed architettonici di una città che ai primi del Seicento, secondo Scipione Mazzella (Descrittione del Regno di Napoli, 1601) contando ben 1941 fuochi, cioè circa 10.000 abitanti, era fra le più popolose e più ricche della Terra di Bari.

“Liberare” quel tratto della cerchia muraria dalle (brutte) costruzioni moderne (gli uffici/deposito dell’Enel), che la nascondono in parte, permetterebbe di offrire una bellissima e suggestiva scenografia d’ingresso alla città. Un’operazione che non crediamo sia poi tanto difficile da realizzare soprattutto se, nello scorcio di questa legislatura, l’Amministrazione Comunale si attivasse almeno per avviare un progetto di recupero e fruizione di un bene monumentale così interessante.
















