Cosa tiene insieme situazioni tra loro distanti come la ritirata dell’ARMIR tra il 1942 e il 1943, una famiglia che viaggia sull’autostrada del Sole in una calda giornata d’estate e quella memoria che si fa cenere dispersa?
La risposta è nell’ultimo lavoro di Michele Trizio, “Davaj”, un poemetto di 41 brevi componimenti, vincitore del premio “Bologna in Lettere 2025”.
Il poeta barese fa dell’evento storico una narrazione mitopoietica a cui associa la qualità della parola poetica di arretrare, fino a scoprire il nulla. Così come i 230.000 italiani tra le steppe russo-ucraine, anche la parola non ha scelta: deve arretrare per andare avanti, procedendo verso una fine che è solo l’inizio.
E questa solitudine, fatta di piedi ghiacciati, di percorsi obbligati tra gole strette, entra in dialogo ossimorico con quella di una coppia che viaggia su un’autostrada ampia, veloce, e che nasconde un profondo segreto: “Non si amano più”.
Attraverso una sintassi ricca di intrecci, di rimandi evocativi e ricorrenze poetiche, ma soprattutto attraverso l’uso di parentesi quadre il cui testo rinvia ad altro e ad un altrove, Trizio concepisce un’opera allo stesso tempo poliedrica ed unitaria, metaforica e di sconcertante attualità.
L’appuntamento con l’autore – col quale dialogherà la professoressa Francesca Morrelli -, grazie alla Fondazione Vittorio Bari e alla regia della poetessa – nonché Presidente della Fondazione, intitolata al cantante e fratello scomparso – Mariateresa Bari, è a Palo del Colle, stasera alle ore 18.30.
E il titolo della rassegna, ‘A Squarciacuore’, di cui questo incontro costituisce l’ultima tappa, è già un’anticipazione di quel che potrebbe accadere.
















