di Silvana Rossiello
Lo scorso fine settimana, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquecentenario del Monastero di Santa Maria delle Vergini di Bitonto, si è svolto un evento culturale di grande interesse: la presentazione del libro La bellezza dietro le grate, curato da Lorenzo Scaraggi e dal prof. Nicola Pice, accompagnata dalla proiezione di un estratto dell’omonimo documentario realizzato dallo stesso Scaraggi.
L’incontro, moderato dal prof. Mario Sicolo, ha visto protagonisti i curatori che hanno guidato il pubblico alla scoperta di un’opera nata dall’intreccio tra parola e immagine. Il documentario completo è disponibile sulla piattaforma YouTube per chi desidera approfondire ulteriormente il racconto.
Il documentario, della durata di circa 45 minuti e disponibile integralmente su YouTube, restituendo non solo le ricchezze artistiche del luogo, ma anche quell’umanità sorprendente di cui Scaraggi racconta con sensibilità e partecipazione
Il sindaco Francesco Paolo Ricci ha aperto gli interventi con una riflessione accurata: «quanto è difficile, oggi, far emergere il bello quando si è stretti tra bilanci, conti e burocrazia?». Un interrogativo che il primo cittadino ha lasciato aperto, riconoscendo l’esistenza di limiti oltre i quali l’amministrazione pubblica fatica ad andare, pur nella consapevolezza del valore di iniziative come questa.
Suor Maria Carmela Modugno ha poi portato la voce della comunità, testimoniando come il progetto sia nato da un’esperienza di scoperta reciproca e di come il Monastero lungi dall’essere un luogo di reclusione, ma rappresenti un cammino di fede aperto al mondo.
Successivamente, la prof.ssa Elisa Novi Chavarria, docente di storia moderna all’Università del Molise, è intervenuta invitando a superare lo stereotipo manzoniano della monacazione forzata: «la ricerca storica più recente rivela che il monastero offriva alle donne aristocratiche una legittimazione sociale e un’autonomia spesso superiore a quelle del matrimonio». Questi luoghi erano veri poli culturali, dotati di biblioteche e centri di committenza artistica e funzionavano come piccole aziende, con le monache impegnate in una gestione rigorosa di approvvigionamenti, personale e manutenzione.
Un sentito ringraziamento è stato rivolto al Monsignor Francesco Cacucci, guida paterna della comunità per quarant’anni. Egli stesso ha poi arricchito la serata, con un intervento dal tono affettuoso e vivace, richiamando il legame tra il Monastero e la grande tradizione spirituale e culturale. Con una battuta che ha strappato più di un sorriso, ha poi concluso: «Posso mettermi contro la Santa Sede, posso mettermi contro il Papa, ma se mi metto contro la Badessa di un Monastero di clausura, ho finito di vivere».
Al termine dell’incontro, richiamando il titolo della presentazione, il prof. Pice ci ha lasciato una profonda riflessione sulla celebre affermazione di Dostoevskij: «La bellezza salverà il mondo».
Come ha spiegato il docente: «Lo scrittore russo pronunciò queste parole dopo aver osservato una scultura cinquecentesca raffigurante un Cristo morto. A colpirlo non fu l’orrore della scena, bensì la sua autenticità: quella bellezza risiedeva nel dono di sé, nel sacrificio per gli altri. È la stessa bellezza che, pur nascosta dietro le grate del Monastero, il libro e il documentario sono riusciti a riportare alla luce e a condividere con il mondo».
















