Bari, maggio 1911. È l’alba del giorno dopo la grande festa di San Nicola quando, su una spiaggetta cittadina, viene ritrovato il corpo di una ragazza uccisa da una coltellata netta al cuore. Stretto nella mano, un indizio inquietante: un bottone militare con il monogramma del re.
Sono le premesse da cui parte “L’alba di San Nicola”, l’ultimo libro di Michele Emiliano, presentato lunedì a Bitonto alla presenza del sindaco Francesco Paolo Ricci, del senatore Giovanni Procacci e del vicepresidente della Cei Monsignor Francesco Savino.
Edito da Solferino, il volume è un legal thriller che racconta di intrighi internazionali e colpi di scena giudiziari, di donne coraggiose e uomini divisi tra dovere e diritto, nel cuore oscuro di un’Italia di inizio Novecento, su cui incombeva l’ombra della guerra. Un racconto che parla di giustizia sociale e politica, di Nord e di Sud, del pericolo che il potere diventi un’arma e la libertà un lusso.
«Una storia divertente – la definisce l’ex governatore pugliese -. Un giallo ambientato in un’Italia unita da appena cinquant’anni e ancora segnata da tutti i limiti e le difficoltà di uno Stato giovane. Al centro della vicenda c’è un gruppo di investigatori messo insieme quasi per caso che, trovandosi di fronte a un caso giudiziario apparentemente ordinario, intuisce che dietro si nasconda qualcosa di più grande, legato alla ragion di Stato e alla prepotenza del potere nei confronti dei più deboli. Ostinandosi a cercare la verità e affidandosi agli strumenti del diritto, gli investigatori finiscono per scoprire un intrigo internazionale che coinvolge il Kaiser, l’imperatore d’Austria, lo zar e re Vittorio Emanuele. Da un omicidio avvenuto nella Bari Vecchia di inizio Novecento si arriva così a raccontare un importante pezzo della storia del nostro Paese».
L’autore racconta di essersi divertito molto a a scriverlo: «È un libro che punta ad essere anche divertente per chi lo legge. Mi auguro che il pubblico lo trovi gradevole».
Guardando al futuro, l’autore si dice sereno: «Il mio futuro è bellissimo, nel senso che non ho più sulle spalle le responsabilità che avevo fino a qualche mese fa. Non è nemmeno stata una mia scelta, perché mi hanno messo a riposo, quindi non ho neanche sensi di colpa. Oggi posso dedicarmi a ciò che mi piace di più».
Tra queste attività c’è, dunque, anche la scrittura: «Studiare, scrivere, incontrare le persone, presentare i libri e discuterne sono cose bellissime».
L’auspicio per i prossimi mesi è portare il romanzo anche nelle scuole a partire dalla ripresa dell’anno scolastico a settembre: «Essendo anche un romanzo storico, “L’alba di San Nicola” offre infatti l’occasione per ripercorrere una fase dell’età giolittiana e, allo stesso tempo, per dialogare con le giovani generazioni. Spero che i ragazzi si interessino alla letteratura. Credo che questo interesse, se ben stimolato, emerga immediatamente nei ragazzi. In questi vent’anni, sono sempre andato nelle scuole e ho sempre trovato grande entusiasmo in loro».
Piccola postilla. Il libro è dedicato ad un bitontino che, come l’autore, si chiama Michele Emiliano. Era di Mariotto ed era suo nonno. Maresciallo dell’esercito italiano, «fece la guerra in Libia, due guerre mondiali e due anni di prigionia in un campo nazista per aver scelto, l’8 settembre 1943, di non passare con la Repubblica Sociale».
















