C’è un tratto del Venerdì Santo bitontino che quest’anno passa anche dal carcere minorile di Bari. Il nuovo Trofeo del Legno Santo, che questa sera sfilerà nella processione dell’Arcicongregazione di Santa Maria del Suffragio, è stato infatti in parte assemblato, decorato e ridipinto da sei ragazzi ristretti nell’Istituto penale per i minorenni “N. Fornelli”.
Non si tratta soltanto di un nuovo apparato devozionale. L’opera porta con sé un significato più profondo: quello di un segno che tiene insieme fede, fragilità e possibilità di riscatto.
Come da tradizione, il trofeo custodirà le due schegge lignee “estratte dalla Santa Croce in Gerusalemme”, donate nel 1711 all’Arciconfraternita da monsignor Giovanni de Lerma, arcivescovo di Siponto e Manfredonia, bitontino e confratello dal 1683. Reliquie antiche, dunque, accolte però quest’anno in una struttura completamente nuova, pensata per dialogare anche con il presente.
A firmarne il progetto è Vitantonio Vacca, che ha ideato una macchina alta circa quattro metri, ispirata in chiave contemporanea al ciborio di Arnolfo di Cambio in San Paolo fuori le Mura a Roma. Una rilettura che abbandona le classiche colonne portanti e affida l’equilibrio dell’intera struttura a tiranti in acciaio armonico e a un sistema di compressioni e tensioni tipico delle tensegrità. Il risultato è un’architettura che appare sospesa, quasi incompleta, e che lascia la reliquia visibile a 360 gradi.
Ma oltre all’aspetto tecnico, a colpire è il significato simbolico. La struttura sembra reggersi nel vuoto, come se mancasse sempre qualcosa per completarla. Ed è proprio questo il messaggio che il priore Giuseppe Vacca ha voluto affidare al trofeo: la rappresentazione di vite sospese, vite ferite, vite ancora in costruzione. Le parti mancanti non sono soltanto una scelta estetica, ma parlano dell’incompiuto, di ciò che può ancora essere ricostruito.
L’attività laboratoriale si è svolta il 18 marzo all’interno dell’IPM di Bari, grazie al coinvolgimento del direttivo dell’Arcicongregazione e alla mediazione di don Francesco Desantis, viceparroco e cappellano dell’istituto. Insieme a Giuseppe Vacca, Domenico Pinto, Cecilia Bisceglie, Roberto Martucci, Vitantonio Vacca e all’artigiano Franco Vacca, i ragazzi hanno lavorato su alcuni elementi del trofeo, contribuendo concretamente al montaggio e alla decorazione. Tina Masciale si è occupata della pitturazione, Antonio Liso della struttura in ferro. L’assemblaggio finale è avvenuto nel Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto, all’interno della chiesa di San Giorgio.
Più che un laboratorio, è stato un incontro. I confratelli hanno portato all’interno del carcere minorile la storia, i simboli e il senso della Settimana Santa bitontina. I ragazzi, invece, hanno restituito a quell’oggetto una verità nuova, trasformandolo da semplice struttura a segno concreto della Croce.

















