Arriva sempre al crepuscolo, nell’inconsolabile rimpianto del giorno che svanisce risolvendosi in una quiete vespertina simile ad un incantesimo.
L’ormai canonico Concerto di Natale, a Mariotto, genera quest’ineffabile sensazione di levità d’animo.
A dirigerlo, con la Fanfara del Comando Scuole dell’Aeronautica Militare 3^ Regione Aerea, è il 1° Lgt M° Nicola Cotugno. Studi giovanili di clarinetto presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari, la direzione d’orchestra con i maestri Pavlov e Samale, poi l’impegno nella promozione della musica originale, contemporanea e di repertorio, per orchestre di fiati.
Cotugno è un artista originale capace di rendere nella perfezione di una movenza, di un cenno, la vastità del sogno che la musica genera e che il maestro riesce a materializzare in un messaggio di profonda armonia e condivisione.
Lo sguardo sereno, la fronte alta ed ingegnosa, lo stile austero dei modi, di prudente signorilità.
C’è, in Nicola Cotugno, un simbolismo di poesia e una sacralità del gesto che rimandano ad una certa qual fatalità della musica, ad un’ingenua, candida visione della memoria e del futuro.
È la musica che Cotugno fa apprezzare nei suoi concerti, la musica faro di civiltà, ispirazione, passione, il concerto vissuto come un breve romanzo in cui bellezza e verità non si scambiano, non si elidono ma coincidono nella fantasia di una partitura, di un tempo, di un sentimentale fraseggio.
Ecco la direzione di Cotugno: un’arte avvolgente, ascendente, tratteggiata da un musicista, che è anche un fine psicologo, sull’infinito piano dalle coordinate sfuggenti.
È il mistero dell’ispirazione che dice dell’originalità della persona e dell’artista. Cotugno innalza il concerto al soglio più autorevole, ad un livello di profonda empatia con le coscienze più avvertite, nel gioco di chiaroscuri che è proprio della musica che sa celebrare l’antitesi di trionfo e sconfitta.
Agitare la bacchetta è in fondo un modo di predicare nel silenzioso deserto dei valori d’oggigiorno.
Cotugno lo fa con grande maestria, trasmettendo al pubblico l’emozione di un’arte suprema e universale: basta un accordo di due note per fugare le ombre del giorno e generare il sogno della fiducia, o anche solo l’illusione che la musica, questo arcano raggio di sole, possa illuminare l’umanità di una nuova speranza di pace.

















