Gran presenza di pubblico, nei giorni scorsi, al teatro “Piccinni”, per la messa in scena di “Riccardo III”, una delle opere più attese della stagione teatrale predisposta da “Puglia culture” per lo storico teatro ottocentesco barese.
La grandezza di ”Riccardo III” risiede nella forza inesauribile del suo protagonista: un uomo spregiudicato, dotato di intelligenza acuta e carisma magnetico, che non esita a manipolare, tradire e uccidere pur di raggiungere il trono. Su questo terreno, Vinicio Marchioni ha costruito una performance carismatica e stratificata: il suo Riccardo non è solo un tiranno assetato di potere, ma un’anima tormentata che seduce e respinge, avvince e inquieta. Il 50enne attore romano ha incarnato il personaggio con una fisicità potente e un controllo scenico impeccabile, giocando con i registri del parlato e del non detto, trascinando gli spettatori dentro un viaggio psicologico intenso, tra ambizione, claustrofobia emotiva e un’irresistibile spinta autodistruttiva. “Riccardo III” mette in scena l’ascesa implacabile di Riccardo di Gloucester: figura feroce e seduttiva, stratega della parola e dell’inganno, che emerge dalla Guerra delle due Rose per conquistare il potere trasformando il linguaggio in strumento di dominio. Oltre a Vinicio Marchioni, al centro c’è un cast corale composto da Silvia Ajelli (regina Elisabetta), Anna Coppola (duchessa di York), Giulia Mazzarino (lady Anna), Candida Nieri (regina Margherita), Stefano Patti (Buckingham), Annibale Pavone (Clarence, re Edoardo, Stanley), Andrea Sorrentino (Hastings, Sindaco), Flavio Capuzzo Dolcetta (Custode), Sebastian Luque Herrera (Principe York, Richmond), Luca Ingravalle (principe Edoardo). Insieme hanno sostenuto la complessità della tragedia e hanno aggiunto profondità e dinamismo alla narrazione, creando un equilibrio di forze teatrali che ha arricchito lo spettacolo. Il ritmo è stato calibrato con grande sapienza: momenti di grande tensione si alternavano a passaggi di introspezione psicologica, offrendo al pubblico una visione sfaccettata del male come impulso umano e politico.
La regia è di Antonio Latella, tra i più autorevoli protagonisti della scena teatrale contemporanea. “Un cast – dice Antonio Latella – ponderato in modo maniacale, che possa essere forte per talento e dare ad ogni personaggio letterario qualcosa di fortemente artistico, un cast che possa ammaliare gli spettatori mettendo al primo posto del loro lavoro il potere della parola che il Bardo ci consegna e ci lascia in eredità. Sappiamo tutti che la parola può mettere a tacere ogni tipo di guerra, ma nonostante la storia ce lo ricordi continuamente, continuiamo a dimenticarlo e credo, con mio dolore, volutamente: forse perché siamo stati creati per essere stonatura all’interno della perfezione armonica della prima nota, il do, o almeno così mi piace pensare”.

















