Dalla sofferenza più silenziosa alla luce di un palco televisivo. C’è anche un pezzo di Bitonto nella puntata de “I Fatti Vostri”, storico programma di Rai2, che ha ospitato Lorenza Picciotti e Tommaso Garofalo, madre e figlio di Bitonto diventati simbolo di una rinascita passata attraverso la musica.
Intervistati da Anna Falchi davanti al pubblico della trasmissione, i due hanno ripercorso una storia familiare intensa, già conosciuta dal pubblico di “The Voice Generation”, il talent di Rai1 in cui avevano emozionato cantando insieme “Sere nere” di Tiziano Ferro.
«Dopo la morte di mia madre è calato il buio», ha raccontato Lorenza durante l’intervista. «Mi sono allontanata dalla mia famiglia, dai miei spazi, da tutto ciò che mi circondava. Non avevo più stimoli. La depressione è una malattia molto silenziosa».
A notare quel cambiamento è stato soprattutto il figlio Tommaso. «Rientrava a casa, faceva le sue cose e poi si chiudeva nel silenzio. Non parlava più», ha spiegato in studio. Da lì l’idea, nata quasi per caso, di iscriverla a una scuola di canto. Una semplice prova che si è trasformata in qualcosa di molto più grande.
«Quando l’abbiamo sentita cantare abbiamo pianto tutti», ha ricordato Tommaso parlando della prima lezione condivisa con l’insegnante Rosita Cannito di “Accademia Musicale Futura”. Da quel momento è iniziato un percorso lento ma decisivo, che ha riportato Lorenza fuori dall’isolamento.
«Ora posso dire di riavere mia mamma», ha detto il figlio durante la trasmissione. E Lorenza, con la voce rotta dall’emozione, ha raccontato cosa significhi oggi quella nuova quotidianità: «Sto vivendo una seconda vita. Sono felice di potermi esprimere e relazionare con gli altri».
Nel corso della puntata è stato riproposto anche il loro percorso televisivo a “The Voice Generation”, esperienza affrontata tra paura e ansia da prestazione. «Avevo paura di sbagliare e di fargli fare una cattiva figura», ha confessato Lorenza. «Poi l’ho guardato negli occhi e lui mi ha detto: “Mamma, ce la farai”».
Parole semplici, ma sufficienti a raccontare un legame che va oltre la musica. Perché, come ha osservato Anna Falchi durante l’intervista, «a volte i figli servono anche a questo: essere un po’ genitori e guidarci nei momenti più difficili».
















