Questa sera si chiude la XXV edizione del Beat Onto Jazz Festival. A concludere i cinque giorni di musica, sarà Pino Minafra con la sua “Banda”, un ensemble storico che da oltre trent’anni si occupa della tutela e promozione della secolare cultura bandistica dell’Italia Meridionale, restituendole nuova modernità attraverso il dialogo con altri linguaggi musicali, come appunto quello del jazz. Ad accompagnare Minafra e la Banda, le Faraualla.
Per comprendere meglio cosa ci aspetta questa sera, riprendiamo un intervista da noi realizzata quasi un anno fa, a settembre 2025.
Per Minafra, trombettista, compositore e jazzista di Ruvo di Puglia, alla base del progetto è il connubio tra tradizione e contemporaneità: «Questo ha permesso di compiere un percorso che nessuna altra banda al mondo è mai riuscita a realizzare, con tournée in Inghilterra, Francia, Austria, Germania».
«Da sempre punto a dare una visione ampia della banda – spiega Minafra – Il suo è un suono ancora tutto da esplorare. Non mi interessa chiudermi negli standard jazz. La mia bussola è una frase di Tolstoj: “Se vuoi essere universale, racconta il tuo villaggio”. In ognuno di noi, in ogni paese, c’è qualcosa di unico. Tutti i grandi artisti hanno messo qualcosa di sé nella propria arte ed è questo a renderli unici. Il jazz stesso nasce contaminato. Un connubio di culture, grido d’amore ma anche dolore. Dentro ho ritrovato l’anima del Sud emarginato, costretto a sacrificare milioni di persone partite da questa terra dalle potenzialità enormi. Il mio intento più profondo è da sempre di dare attenzione a questa terra, troppo spesso trascurata».















