DEL PROF. PEPPINO FIORIELLO
Cosa succede nelle sere di inizio agosto? Spinti dal clima favorevole della stagione, si trascorre più tempo fuori casa. Con un’atmosfera volutamente retrò, il mio racconto parte da un refrain: «Una tristezza così non la sentivo mai, ma poi la banda arrivò e allora tutto passò».
Come da un vecchio jukebox, queste parole sono diventate realtà in una notte di pura magia per i 25 anni del Beat Onto Jazz Festival, con la storica formazione “La Banda” di Pino Minafra.

La serata, secondo il programma ideato da Minafra, si è svolta attraverso diverse stazioni narrative e musicali:
• La Tradizione — La banda, diretta dal maestro Michele Di Puppo, esegue “A Tubo” di Ernesto Abbate, custodendo lo spirito autentico di questa formazione: lasciarsi ispirare dalle musiche tradizionali, tra marce sinfoniche e canti della Settimana Santa.
• L’Omaggio al Cinema — Il secondo passaggio, curato e diretto dal maestro Nicola Cotugno, celebra le indimenticabili composizioni cinematografiche e teatrali di Nino Rota (“Sacra Romana Rota”, a firma di Nino Rota e Bruno Tommaso) e di Leonard Bernstein,“West Side Story”.
• La Storia della Musica — La terza tappa si apre con Pino Minafra che invita sul palco il musicologo Dinko Fabris, garante del supporto scientifico negli studi sulle origini della musica del Sud e del Salento. Fabris ricorda il trattato del gesuita Athanasius Kircher (Antidotum Tarantulae, il primo studio sistematico sul potere terapeutico della musica contro il veleno della tarantola). Segue il set con il brano “Tarantella di Kircher”, riletto da Livio Minafra nella duplice veste di compositore e direttore.
• La Resistenza Culturale — Il momento clou della serata risuona sulle note di un altro celebre refrain: «La mia banda suona il rock». Qui Pino Minafra prende la scena con la complicità dell’amico e sodale Vincenzo Mastropirro, che legge un estratto dalle note di copertina del disco Terronia, scritte dal sociologo Franco Cassano: una dedica profonda e attualissima a chi sceglie di restare al Sud per produrre cultura e bellezza. Un’ode al Pensiero Meridiano, alla resistenza culturale e al valore delle radici come motore di innovazione.
• La Magia – la Consacrazione e la Sconsacrazione – A coronare l’evento, l’ingresso delle guest star Faraualla: il quartetto vocale barese incanta la piazza con la sua “Domina”. Tra sacro e profano, parentesi mitiche, slanci laici e dissacratori, Pino e Livio Minafra regalano un finale travolgente, fondendo la grandezza della tradizione bandistica pugliese con la libertà espressiva del jazz contemporaneo.
Un ricordo personale da ascoltatore Da attento ascoltatore che negli anni ha seguito l’evoluzione della banda, l’esecuzione di brani iconici come “Terronia” o la suite “Fantozzi”, fino alle grandi formazioni collettive (dall’Italian Instabile Orchestra al Sud Ensemble fino alla Meridiana Multijazz Orchestra), la forza di questo progetto è sempre stata nella convivenza sullo stesso palco tra maestri locali e giganti della scena internazionale. Impossibile non ricordare le storiche ospitate al Talos di artisti del calibro di Keith Tippett e Julie Driscoll, Michel Godard, Gianluigi Trovesi, Bruno Tommaso, Mario Schiano, Antonello Salis, Carlo Actis Dato, Roberto Ottaviano, Maggie Nicols, Louis Moholo e Luis Bacalov.
I talenti locali Il carattere sperimentale e visionario delle scelte di Pino Minafra trova conferma anche in questa esecuzione bitontina, ribadendo uno spirito d’inclusione profonda verso i giovanissimi talenti del territorio, con musicisti che mostrano un potenziale straordinario come Antonio Fallacara, Leonardo Di Gioia, Tony Santoruvo e Vincenzo Di Gioia, Giuseppe Cotugno.
















