DI SILVANA ROSSIELLO
Mercoledì scorso, la Biblioteca Comunale Gian Matteo Giuliani di Palo Del Colle ha ospitato un intenso incontro culturale dedicato all’opera poetica e saggistica di Gianvito Armenise. L’evento, introdotto e moderato dalla prof. Rita Genova, ha visto il dialogo con il giornalista Marino Pagano e la poetessa Giuseppina D’Agostino, in un confronto articolato tra letteratura, storia, spiritualità e critica sociale.
La serata ha offerto al pubblico un ampio percorso attraverso la produzione di Armenise, autore laureato con lode in Economia e Commercio e da anni attivo nel panorama culturale pugliese. Dopo il romanzo autobiografico Per vincere se stessi e il saggio storico dedicato a Giuseppe Mario Alpino, già presentato nella stessa biblioteca, Armenise ha orientato la propria ricerca verso una poesia definita “militante”, capace di intrecciare denuncia civile e riflessione spirituale.
Particolare attenzione è stata dedicata alle raccolte Versi e controversi e Orizzonti di versi, considerate tappe di una progressiva maturazione poetica. Se la prima si caratterizza per una forte tensione polemica e una critica frontale alle contraddizioni della contemporaneità, la seconda approda a una dimensione più contemplativa, nella quale il verso diventa strumento di ascolto.
Nel corso dell’incontro sono stati analizzati diversi componimenti emblematici. In Titanic, attraverso un richiamo al VI canto del Purgatorio dantesco, l’Italia viene descritta come una “nave senza nocchiero in tempesta”; in Rivoluzione, ispirata alla novella Libertà di Verga, la rivoluzione appare come un processo spesso controllato dagli stessi poteri dominanti. Ampio spazio è stato riservato anche a liriche come L’aborto, Le parole e Il Santo Rosario, nelle quali la dimensione etica e quella umana si fondono in una riflessione sul dolore, sulla memoria familiare e sul valore del linguaggio.
Marino Pagano e Giuseppina D’Agostino hanno evidenziato come la scrittura di Armenise eviti il sentimentalismo facile, mantenendo invece uno stile definito “virile, sano e robusto”, profondamente radicato nella realtà sociale. Temi quali le morti sul lavoro, la concentrazione della ricchezza, la critica al sistema finanziario e l’alienazione contemporanea attraversano infatti gran parte della sua produzione poetica.
Significativo anche il riferimento al rapporto tra l’autore e la professoressa Rita Genova, sua insegnante negli anni Ottanta presso l’Istituto Commerciale di Modugno. Pur non amando inizialmente la storia come disciplina scolastica, Armenise ne ha successivamente fatto uno dei cardini della propria poetica, trasformando eventi come il brigantaggio postunitario o la battaglia di Lepanto in occasioni di riflessione sull’identità collettiva e sulle ferite della modernità.
L’incontro si è concluso con una riflessione sul valore del silenzio e della parola poetica come strumenti di verità. Nella visione di Armenise, infatti, la poesia non rappresenta un semplice esercizio estetico, ma un atto necessario di testimonianza e ascolto, capace di opporsi alla superficialità del presente e di riaprire uno spazio di speranza radicato nella tradizione cristiana.
















