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Home » A spasso con la Storia/Il sanguinario regolamento di conti con la regia di Al Capone. I sette morti nel “massacro di san Valentino”

A spasso con la Storia/Il sanguinario regolamento di conti con la regia di Al Capone. I sette morti nel “massacro di san Valentino”

Novantuno anni fa, a Chicago, la mattanza orchestrata dal boss italo-americano per sterminare il clan rivale nel controllo del potere criminale

La Redazione by La Redazione
8 Febbraio 2020
in Cultura e Spettacolo
A spasso con la Storia/Il sanguinario regolamento di conti con la regia di Al Capone. I sette morti nel “massacro di san Valentino”
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Molto probabilmente i nomi che leggerete tra poco non vi diranno nulla: Peter Gusenberg, Frank Gusenberg, Adam Heyer, Albert Kachellek, Reinhardt Schwimmer, Albert Weinshank e John May. E ce n’è da aggiungere persino un altro, Bugs Moran, salvatosi perché il suo posto è stato preso da un altro, assai somigliante.

Chi sono costoro? Sono i protagonisti di una mattanza. Anzi, forse della mattanza più crudele della storia della mafia italo-americana. Ben più importante di quella che, 40 anni più tardi, i corleonesi e i palermitani hanno riservato a Michele Cavataio, il “Cobra” di Cosa Nostra, nel capoluogo siciliano. Eppur le modalità non sono poi così difformi.

Qui, nel 1929, siamo negli Stati Uniti, invece. E più precisamente a Chicago, che era nel bel mezzo del Proibizionismo, quel periodo della storia statunitense in cui il governo vietò le bevande alcoliche, lasciando così grandissimi spazi di azione e guadagno alle organizzazioni criminali.

Ma nella città più grande dell’Illinois, però, c’era anche qualcos’altro. Di decisamente più pericoloso e diverso. La mafia, certo, ma soprattutto uno dei più famosi boss dell’epoca, e non solo. Al Capone, considerato un simbolo del gangsterismo americano, al secolo “Scarface”, di chiara origine italiana, passato da buttafuori e barista, ma che proprio in quella metropoli acquista, rafforza e consolida la sua fama di criminale sanguinario.

Era arrivato dieci anni prima per mettersi al servizio del boss, ma in pochissimo tempo ne prende il posto, mette le mani sul controllo degli alcolici prodotti e venduti in città, e fa quasi completamente piazza pulita dei clan rivali.

Già, quasi. Perché nel 1929 a contrastarlo era rimasto soltanto un cartello: quello del “North Side Gang”, alla cui guida c’era George “Bugs” Moran.

Si arriva, allora, al 14 febbraio. Il dì in cui si festeggiano gli innamorati, ma che a Chicago, invece, ha un sapore del tutto particolare, facendo rima con il cosiddetto “massacro di san Valentino”. Sangue a volontà, dunque.

Era un giovedì. Al Capone si trovava altrove: era a Miami per un interrogatorio, che ha usato come perfetto alibi a prova di investigatori. Quattro uomini, allora, vestiti da poliziotti, fanno irruzione in un garage situato in una delle aree controllate dagli scagnozzi di Moran. Sono sette quella mattinata e per loro, presi alla sprovvista, non c’è nulla da fare: messi davanti a una parete, sono ammazzati a colpi di mitragliatore. I killer, invece, escono dal garage e si dileguano come se nulla fosse. Un regolamento di conti in stile mafioso e in piena regola, allora, che in pratica consegna ad Al Capone il potere assoluto anche perché l’acerrimo rivale, sì salvatosi perché assente, lascia in fretta e furia Chicago. Ma anche per il boss nato da genitori originari di Castellamare di Stabia l’epopea non durerà a lungo, in quanto due anni dopo è condannato per evasione fiscale e la demenza senile che lo colpisce lo porterà alla morte nel 1947.

Ma quel massacro è entrato nella storia. E anche nelle sale cinematografiche, con “Il massacro del giorno di San Valentino”, un film del 1967 di Roger Corman, e con varie citazioni in numerose pellicole e serie televisive.

 

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