C’è un modo silenzioso, ostinato e profondamente bitontino di custodire la Settimana Santa: farlo con le mani, con la memoria, con i dettagli. È lo spirito che anima anche quest’anno il sepolcro allestito nella cappella di Santa Maria della Pietà, in via Giandonato Rogadeo 2, giunto alla sua quarta edizione e realizzato da Salvatore Corallo e Giuseppe Ragni.
Un’iniziativa nata «per pura passione» ma che, in realtà, racconta molto di più: il legame con i riti, la devozione maturata sin da bambini, il desiderio di trasformare la fede in un gesto concreto e condiviso. Il sepolcro sarà visitabile a partire da giovedì 2 aprile alle 18.30, in un contesto che unisce allestimento scenografico e racconto fotografico.
Al centro della composizione c’è una rappresentazione costruita con cura artigianale e forte valore simbolico. Spicca anche una riproduzione della Cattedrale di Bitonto, inserita nell’allestimento e realizzata nei minimi particolari, quasi a voler tenere insieme in un unico spazio i luoghi, i segni e l’immaginario della Passione vissuta in città.
A impreziosire il percorso è anche la mostra fotografica curata da Federica Pagone, che accompagna i visitatori dentro alcuni frammenti della processione dei Misteri 2025. Non immagini generiche, ma dettagli scelti con uno sguardo preciso: i volti, le mani, la fatica, la concentrazione, soprattutto «gli sforzi degli uomini nel portare le statue», come spiega la stessa autrice. Un racconto per immagini che si concentra non soltanto sulla sacralità del rito, ma anche sulla sua dimensione umana, fisica, popolare.
Corallo e Ragni, del resto, non osservano questa tradizione da fuori. Entrambi sono portatori dei bicchieri dell’Arciconfraternita del Santissimo Rosario, e vivono quindi la Settimana Santa bitontina dall’interno, con quel coinvolgimento che non ha bisogno di spiegazioni troppo elaborate. «È una passione che abbiamo fin da piccoli», raccontano. E in questa frase c’è già tutto: il peso della memoria familiare, l’eredità ricevuta, la volontà di non lasciare che certi gesti si perdano.
Il sepolcro di Santa Maria della Pietà non è dunque soltanto un allestimento da visitare. È, più semplicemente e più sinceramente, un piccolo atto d’amore verso una tradizione che a Bitonto continua a parlare al cuore di intere generazioni.















